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Joseph Halevi : La legge inganno Summers-Geithner sugli asset tossici

 

Se guardiamo ai recenti presidenti Usa dichiaratamente progressisti (Jimmy Carter e Bill Clinton) notiamo che invariabilmente il loro progressismo sfuma, nemmeno intenzionalmente, perché la belva, the beast, impone l'allineamento sulla sua realtà. Carter, che aveva fatto campagna contro lo stallo salariale del periodo Nixon-Ford, crollò di fronte alla politica antinflazionistica inaugurata dalla Federal Reserve di Volcker nel 1979. Fu questa politica ad aprire la porta alla finanziarizzazione dell'economia, alla disarticolazione del mercato del lavoro su cui si è fondata la presidenza Reagan. Per Bill Clinton la capitolazione avvenne con l'abbandono della riforma del sistema sanitario e la deregolamentazione sia delle comunicazioni che dell'ordinamento bancario. Gli esecutori di quest'ultima oggi si trovano al cuore dell'amministrazione Obama. Essi sono i proconsoli della belva, come Larry Summers, che durante Clinton si oppose ad ogni controllo sul traffico dei derivati finanziari. Oggi i Summers ed Geithner stanno facendo capitolare Obama sul terreno della capitalizzazione delle banche in crisi. 



Infatti il piano appena varato è ancora più favorevole agli interessi delle banche di quello di Paulson dello scorso ottobre. Il piano Paulson intendeva estrarre le cartacce tossiche dai libri di conto bancari. Si arenò sulla formulazione del prezzo che lo Stato avrebbe dovuto pagare le banche per prendersi le cartacce. Queste non sono azioni il cui valore, pur essendo crollato, è conosciuto ad ogni momento. Le cartacce dei prodotti derivati non hanno valori verificabili da transazioni di mercato continue. Non hanno valore, quindi. Nel piano Geithner-Summers-Obama è stata fatta la legge con l'inganno incorporato. Il Governo di Washington si impegna a finanziare per il 90% le scommesse al rialzo, effettuate dalle stesse banche, sui prezzi delle cartacce. Come in un'asta truccata. Il finanziamento pubblico è garantito con prestiti senza ricorso (no recourse). Legalmente non devono essere rimborsati se il valore del bene collaterale scendesse al disotto del prezzo di acquisto. Il governo Obama-Geithner-Summers considera quindi le cartacce come beni collaterali.
Per le banche tutto diventa un giochetto: prima si trucca l'asta, giocando al rialzo usando soldi pubblici. E i nuovi «prezzi» delle cartacce ricapitalizzano le banche. Se poi, quando le cartacce vengono rivendute, il loro prezzo dovesse risultare inferiore a quello emerso dall'asta truccata - e così sarà - i libri di conto delle banche non mostreranno un debito nel confronti dello Stato. La regola del «non ricorso» permette di non rimborsarlo. Non per caso le azioni finanziarie sono schizzate in alto a Wall Street. Nemmeno Paulson, sotto pressione dai crolli quotidiani, l'aveva pensata così bene. Allo Stato rimane il debito causato dal finanziamento al 90% dell'asta truccata. Quella di Obama-Geithner è una capitolazione totale agli incendiari. Essa aumenta il ricatto nei confronti dello «stato» delle ormai megabanche. Washington ha accettato il mantra del capitale monopolistico Usa (la belva, appunto) che ricapitalizza attraverso la nazionalizzazione temporanea, come successe in Svezia nel '93, sfiducia il pubblico e crea quindi instabilità compromettendo la ripresa. Cosa completamente falsa, semmai è vero il contrario. Più grave ancora l'accettazione da parte di Obama della tesi che i «prodotti» in mano alle banche abbiano un valore maggiore di quanto appaia, ma è la gente a non capirlo. Emerge pertanto che tutto il chiasso sui bonus ai manager era una cortina fumogena mediatica, mentre Summers e Geithner lavoravano alacremente per consolidare il potere del capitale nei confronti dello Stato.

Pubblicato il 6/4/2009 alle 8.53 nella rubrica Comunismo.

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