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La litania degli specialisti

E' incredibile come, alla vista di uno stronzo, molti volan come mosche.
E' successo a Gnègnè che nella querelle televisiva tra Brunetta e Bignardi, abbia subito bastonato la seconda, il cui peccato, a dir la verità, mi sembra (a vedere parte del filmato) lieve (sempre partendo dal presupposto che non si può pretendere molto da lei e dall'altro presupposto che io non la vedo quasi mai).  Mi sono premunito di vedere dalla Rassegna stampa della Camera dei Deputati gli articoli di giornale raccolti dal 1998 ad oggi che abbiano come riferimento Giacomo Brodolini. Gli articoli sono tre :
uno di Guglielmo Epifani, uno di Nerio Nesi, l'ultimo di Sergio Romano. Renato Brunetta, a vedere i 670 (!) articoli conservati, non ha dedicato alcuna pagina di giornale a Giacomo Brodolini.  Lo ha riesumato giusto per fare il saccente l'altro giorno.
Probabilmente, per il nostro ministro, Brodolini è un grande patriota, famoso per aver dato il nome ad una fondazione di cui Renato Brunetta è stato presidente. Sarebbe interessante vedere anche se Brunetta abbia bacchettato il suo compagnuccio Vittorio Feltri, che su Brodolini
pure sembra sia inciampato.
Il fatto è che molti forzuti del web pensano che la cultura si possa accompagnare all'arroganza ed alla maleducazione. E questo è un triste segno dei tempi. In quasi tutte le comparsate che ho visto del ministro Brunetta, egli non si differenzia punto dai vari Vito, Schifani, Sgarbi, Taormina nell'interrompere continuamente l'interlocutore, nell'offendere, nell'applicare meccanicamente le peggiori trovate retoriche per affermarsi nella tenzone televisiva. Con la Bignardi non ha fatto eccezione.


Citato da Gnègnè ? Voglio tornar in galera...

Gnègnè poi ha citato Gramsci. Il tema è interessante, ma a mio parere trova risposta nel fatto che chiunque, di fronte ad un tema che ha conseguenze rilevanti per la propria vita, prova su questo tema a farsi un'opinione con il tempo, le informazioni e le metodologie che ha a disposizione. E tende a comunicare ad altri l'opinione che si è fatta. I giornalisti non sono da meno. Di fronte a questa cultura fai-da-te non c'è da scandalizzarsi. Se la si reputa insufficiente si partecipa al dibattito pubblico e si cerca di raffinarla nel concreto, se si ritiene di esserne capaci. Non c'è scorciatoia metodologica o censura che possa avere effetti migliori.

Pubblicato il 28/4/2009 alle 15.44 nella rubrica Filosofia.

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