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Manuela Cartosio : il segreto di Piazza Fontana svelato ?

 

Due borse, due taxi, due ferrovieri anarchici (uno verace, l'altro fasullo) e due bombe: una, poco più di un petardo, messa da Pietro Valpreda al quale era stato fatto credere che sarebbe scoppiata a banca chiusa; l'altra, più potente, piazzata da mani fasciste per fare una strage da addebitare agli anarchici. E' all'insegna del doppio Il segreto di Piazza Fontana il libro di Paolo Cucchiarelli che ieri ha avuto l'onore di una presentazione nella rotonda della Banca dell'agricoltura, teatro della strage del 12 dicembre 1969. Una strage rosso-nera, secondo il giornalista che sostiene d'aver iniziato la sua inchiesta senza una «tesi precostituita». All'approdo finale (sostenuto in passato da alcuni esponenti missini, tra cui l'avvocato Lisi, difensore di Franco Freda) ci è arrivato assemblando materiale «scartato» dalle varie inchieste su Piazza Fontana. «Io sono di sinistra», proclama Cucchiarelli, «e dalla mia inchiesta gli anarchici risultano parte lesa, caddero in una trappola ordita contro di loro». Ma Pietro Valpreda, che nel libro torna a essere «il ballerino anarchico» testa calda dalla dubbie frequentazioni, esce a pezzi dall'inchiesta giornalistica: un bugiardo patentato e uno stragista inconsapevole.
Il libro è un malloppo di 700 pagine che nessuno dei convenuti ieri alla Banca dell'agricoltura (tranne l'autore e l'avvocato Sinicato, difensore dei familiari delle vittime di piazza Fontana) aveva già letto. La sintesi distribuita dalla casa editrice Ponte alle Grazie (quella dei falsi scoop su Togliatti allegro sterminatore di alpini italiani in Russia) evidenzia che Cucchiarelli è incorso quanto meno in un peccato d'ingordigia. L'intreccio della pista nera e della pista rossa è la palla da biliardo con cui il giornalista fa carambola, risolvendo in un sol colpo un sacco di misteri seguiti al 12 dicembre: dalla morte di Pinelli a quella dell'editore Feltrinelli, dal delitto Calabresi al memoriale Moro.
Solo due cenni. Pinelli diede un falso alibi per il pomeriggio del 12 dicembre. Non andò al bar a giocare a carte, girò per Milano per evitare che scoppiassero un paio di bombette messe dagli anarchici in una caserma e in un grande magazzino. Due bombe che i poliziotti la sera del 15 dicembre usarono per mettere alle strette Pinelli. Ne seguì una colluttazione e il ferroviere anarchico cadde «di spalle» dalla finestra del quarto piano della Questura. Luigi Calabresi sicuramente è stato assassinato da Lotta continua ma in quel delitto c'è pure lo zampino dei servizi segreti vogliosi di disfarsi del commissario che stava per rivelare che la strage di Piazza Fontana era opera in minima parte degli anarchici e in massima parte dei neofascisti.
Oltre alla moltiplicazione degli attentati programmati per il 12 dicembre, gli altri elementi «trascurati» dalla magistratura sarebbero una miccia e una borsa marrone. Di entrambe parlarono i giornali nei giorni concitati del dopo strage. Cucchiarelli riesuma anche un manifesto del maggio francese, taroccato dall'Aginterpress (centrale di depistaggio internazionale), attaccato dietro l'angolo della Banca dell'agricoltura. Secondo il giornalista-pistarolo il manifesto, pur non menzinando la strage, doveva sembrare una rivendicazione della bomba da parte degli anarchici.



«Bisogna accostarsi a questo libro con animo libero», ammonisce Giovanni Pellegrino (ex presidente della commissione stragi), «mettendo nel conto che ciò che si troverà potrebbe dispiacere. Chi pensa che Valpreda era innocentissimo e intende restare abbarbicato alle sue certezze non lo legga».
L'avvocato Federico Sinicato afferma che chiunque metta mano «nel verminaio di Piazza Fontana» fa opera meritoria. La «porta aperta» da Cucchiarelli illumina particolari importanti sugli esplosivi usati a Piazza Fontana. Se aprendo questa porta «si scalfiscono delle icone», pazienza.
Per l'autore l'elogio più ambito arriva per ultimo. Glielo fa il giudice Guido Salvini. «Ora che la via giudiziaria è preclusa, indagini giornalistiche come questa possono offrire varchi di conoscenza». Da sfruttare in sede di ricostruzione storica. O in quella «commissione per la riconciliazione» che tanto sta a cuore a Salvini.

Pubblicato il 8/6/2009 alle 16.6 nella rubrica Politica.

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