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Francesco Piccioni : si cade, ma con lentezza

 

Un presidente della Federal Reserve deve essere severo e preciso, ma deve anche lasciare spazio alla speranza. Almeno sul medio termine, visto che ogni economista ricorda di Keynes - se non altro - che «sul lungo periodo saremo tutti morti».
Ben Bernanke lo è stato anche ieri, davanti al Congresso riunito per avere lumi sullo stato dell'economia americana. Non che avesse buone notizie da dare, ma ha voluto sottolineare che «la contrazione sta rallentando», lasciando intravedre una possibilità di ripresa «nella seconda metà di quest'anno». Ripresa moderata, beninteso, e comunque molto al di sotto del «potenziale» produttivo esistente.
La seconda metà dell'anno comincia tra meno di un mese, e non è chiarissimo dove Bernanke veda i segnali positivi. Lui stesso riconosce che anche il secondo trimestre - il primo si è chiuso con una caduta del pil pari al 5,7% - sarà negativo. E che la disoccupazione farà segnare presto nuovi record. Una previsione facile, ma che implica pesanti ricadute sulla popolarità del governo Obama da qui a qualche mese.
Tanto più che sempre lui ha spiegato ieri l'urgenza di approntare piani di riduzione del deficit pubblico, quindi di contenimento dei «programmi sociali». Gli enormi esborsi finalizzati al sostegno del sistema bancario hanno creato una voragine che va ridimensionata al più presto. Ne va della credibilità del dollaro - valuta di riserva e misura della maggior parte degli scambi -, della solidità dei titoli di stato Usa (che rischiano seriamente il declassamento, così come quelli inglesi), della fiducia degli investitori e quindi della tenuta del sistema finanziario globale.
Il governo - ha detto Bernanke - non può prendere in prestito «all'infinito» per far fronte alla domanda crescente. E le stesse banche Usa sembrano gradire poco le limitazioni (sugli stipendi dei manager, ma non solo) imposte dal conferimento dei prestiti previsti dal piano Tarp. Anzi, molte si stanno preparando a restituirli (la prossima settimana sarà resa nota la lista di chi lo farà), in modo da recuperare piena indipendenza operativa.



Le strategie «non convenzionali» adottate dalla Fed e poi anche dalla Bce non sono piaciute ad Angela Merkel, specie l'acquisto dei titoli del debito pubblico da parte delle banche centrali (un'evidente partita di giro), Bernanke si è detto «in rispettoso disaccordo» con la cancelliera tedesca, rivendicando la scelta fatta «per stabilizzare i mercati privati del credito». Fino a dirsi «convinto che riusciremo a uscire da questa politica di acquisti in tempo utile senza che vi siano conseguenze inflazionistiche».
Qesto è infatti l'ultimo fantasma che scorazza nel castello dopo i massicci finanziamenti pubblici alle banche. Per evitare la deflazione è stata immessa una quantità smodata di liquidità diretta o tramite il congelamento a zero dei tassi di interesse. In condizioni normali l'inflazione potrebbe impennarsi da un momento all'altro. Non avviene perché la domanda (consumi, case, beni durevoli, ecc) è ancora ferma. Ma nei prossimi mesi dovrebbe essere visibile l'effetto degli sgravi fiscali, con qualche soldo in più nelle tasche di chi sarà riuscito a conservare il lavoro. La scommessa di Bernanke si svolge su una lastra sottile di ghiaccio: passare alla fase di «ripresa» prima che il ghiaccio si sciolga e il pattinatore venga inghiottito a causa del suo stesso correre. Ma non può fare altro, con l'armamentario teorico di cui è brillante esponente.

Pubblicato il 23/6/2009 alle 16.52 nella rubrica Comunismo.

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