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Odifreddure : il corpo e la mente

 

Odifreddi analizza con metodo analitico anche il termine “corpo” che apparentemente designerebbe qualcosa di oggettivo essendo ciò che ci collega con il mondo esterno. Tuttavia la moderna filologia ci ha mostrato che ad es. nell’Iliade non c’è un termine che corrisponda a “corpo”. Infatti il greco soma, che indicherà il corpo a partire dal V secolo a.C. , allora indicava il cadavere e cioè il corpo senza vita. Anche in sanscrito il corpo si chiamava murth (da cui anche Trimurti e cioè Trinità).

Non c’è,dice Odifreddi, in Omero neppure una parola che indichi la mente almeno fino al V secolo a.C. , dal momento che fino a quel momento la parola psychè indica la vita ed il soffio vitale (così come ànemos) e del resto nel vangelo Gesù dice che il buon pastore dà la sua psychè per le sue pecore, intendendo per psychè appunto la vita.

Odifreddi aggiunge che il modo in cui i Greci omerici vedevano il corpo è testimoniato dalla loro pittura vascolare dove esso veniva dipinto a pezzi separati e staccati tra loro che confluivano in giunture puntiformi. L’Iliade poi usa una varietà di parole per indicare da un lato le membra del corpo, dall’altro i fenomeni della mente, ma solo singolarmente ed in maniera disintegrata: le emozioni erano rappresentate attraverso gli organi sui quali essi agivano (il cuore che palpita, il sangue che ribolle, le viscere che si torcono, la vista che si annebbia)

 

L’analisi  di Odifreddi non ha come presupposto un lavoro filologico del tutto corretto. In primo luogo egli cita il Vangelo in greco, quando avrebbe dovuto analizzare il testo in ebraico se non avvalersi anche del supporto dell’aramaico. In secondo luogo, il fatto che nella pittura vascolare ellenica il corpo fosse rappresentato in maniera, per così dire, disintegrata non si può necessariamente attribuire alla concezione che i Greci avevano del corpo.

Inoltre se la concezione dell’anima come puro spirito si rivela astratta, anche la concezione del corpo come pura cosa fisica è altrettanto astratta, per cui l’unica realtà concreta sarebbe il corpo animato dall’anima oppure l’anima incarnata in un corpo, dove si tratta di due facce della medesima realtà. Ma Odifreddi sottoscriverebbe questa concezione organicistica e romantica dell’uomo?

Pubblicato il 6/10/2009 alle 16.39 nella rubrica Epistemologia.

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