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Odifreddure : pensiero negativo e pensiero positivo

Odifreddi dice che, poiché una gran quantità di persone continua a credere a dei, spiriti ed anime, la logica dovrebbe servire almeno a fare piazza pulita delle illusioni metafisiche, smascherandole per quello che sono, cioè parole impure da cui purificarsi mediante un igiene linguistica. Questo compito la logica lo svolge soprattutto nel campo delle nozioni filosofiche e per questo essa ha sempre costituito una parte essenziale della filosofia. Non ci sarebbe logica se il linguaggio non si fosse trovato ad un certo punto in una crisi determinata dalla scoperta di un pensiero negativo da affiancare a quello positivo. Fino a quando le parole si limitano a descrivere percezioni sensoriali, non c’è bisogno d’altro che di espressioni positive per descriverle, anche se ciascuna di queste qualità esclude tutte le altre dello stesso tipo. Ma nessuno direbbe che un oggetto non è giallo, verde, blu e viola, per dire che è rosso.


 

Qui Odifreddi sbaglia, perché crede che gli uomini nel rapportarsi alle cose percepite si limitassero a descriverle. Mentre invece essi sono attraversati da desideri. C’è chi desidera quella cosa rossa e non quella verde, per non parlare dei bambini che se vogliono una determinata cosa, puoi portare loro mille altre ma essi le rifiuteranno sempre. La logica del desiderio, del piacere e del dispiacere fa si che non ci sia bisogno della proibizione etica perché compaia la negazione. Quest’ultima rappresenta il momento di autonomia di una soggettività che nasce e che desidera. Per cui pure le cose percepite ed i colori finiscono per interdefinirsi anche attraverso le negazioni.

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Pubblicato il 9/10/2009 alle 12.4 nella rubrica Epistemologia.

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