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Anna Maria Merlo : Parigi ritorna all'acqua pubblica, mentre noi la consegneremo alla camorra

 

In Francia la privatizzazione dell'acqua potabile ha già una lunga storia alle spalle. Attualmente, in due grandi città su tre l'acqua è in mano ai privati. Due multinazionali dell'acqua, non a caso, sono francesi: Veolia (ex Générale des Eaux) e Suez. Un terzo gruppo, più piccolo, opera nel settore in Francia, la Saur, filiale di Bouygues, il gigante dei lavori pubblici (proprietario della prima rete tv, Tf1). Ma la grande corsa verso il privato, avviata alla grande negli anni '80, quando i comuni si sono trovati obbligati a far fronte a enormi investimenti per rispettare le nuove norme, più vincolanti, sembra arrivata alla fine. L'esempio viene da Parigi: la giunta del socialista Bertrand Delanoë ha deciso di affidare a un operatore unico, pubblico - Eau de Paris - la gestione dell'insieme del servizio dell'acqua, dalla produzione fino alla distribuzione. Il 1° gennaio 2010 arriveranno a scadenza (anticipata, per volontà del comune) i contratti con i due operatori privati che dall'84 gestivano l'acqua nella capitale, la Compagnie générale des Eaux (filiale di Veolia) per la rive droite e la società Eau et Force (filiale del gruppo Suez) per la rive gauche. Così, tra un mese e mezzo, anche la distribuzione tornerà pubblica, mentre la produzione lo è già da metà maggio di quest'anno. Veolia e Suez, che nell'87 erano entrate nel capitale della società di economia mista Sagep (Società anonima di gestione delle acque di Parigi) e poi erano diventate azioniste di Eau de Paris, sono state escluse dalla nuova società di gestione e produzione, sostituite dalla Caisse des dépôts et consignations, gruppo pubblico per gli investimenti di lungo periodo. Al comune di Parigi spiegano che la rimunicipalizzazione «risponde a obiettivi politici e pragmatici. Politici, perché l'acqua è un bene pubblico, una risorsa che deve essere controllata e preservata attraverso una gestione solidale e responsabile. Pragmatica perché la scelta del comune è al tempo stesso una decisione di gestione, che risponde ad obiettivi di trasparenza, di efficienza del servizio e di stabilizzazione del prezzo dell'acqua». La città di Parigi ha promesso un controllo sul prezzo e assicura che «la totalità dei guadagni della nuova organizzazione verrà reinvestita nel servizio, sia che si tratti di finanziare le infrastrutture che di controllare i costi fatturati all'utente».
È da anni che il consumo d'acqua pro capite diminuisce in Francia. Sia per la maggiore sensibilizzazione dell'opinione pubblica contro gli sprechi, ma anche per ragioni di costi: il prezzo medio in Francia, sotto il vento della privatizzazione, è salito a una media di 2,92 euro il metro cubo, contro 0,83 euro in Italia (ma 5,09 euro in Germania). La privatizzazione ha anche portato a grandi sprechi. Un recente calcolo del ministero dell'ecologia, rivelato dal Journal du Dimanche, afferma che, in media, un litro di acqua potabile su 4, non arriva al rubinetto degli utenti, ma si perde per strada, per i difetti delle canalizzazioni. Una percentuale in crescita, salita al 25% in media, mentre solo pochi anni fa i calcoli stabilivano un 20% di perdite. La media nazionale maschera grandi disparità tra città e città. Si va dall'efficienza parigina, dove il 96,5% dell'acqua potabile che circola nella rete arriva agli utenti, al disastro di Nimes, che ne spreca più del 40%: qui la gestione è in mano alla Saur di Bouygues. A Rouen più di 3 litri su 10 si perdono per strada, Avignone (gestione Veolia) ne spreca il 35,5%. Ma Rennes (sempre gestione Veolia) arriva in seconda posizione in Francia per i minori sprechi. A prima vista, la questione del controllo - pubblico o privato - non sembra avere un'incidenza determinante sul tasso di spreco. Ma analizzando più in profondità la questione, il nesso esiste. A Parigi, prima della classe malgrado la presenza dei privati (ma dall'87 in una società a capitale misto), il comune ha negoziato con determinazione degli obiettivi "cifrati" con Veolia e Suez (inoltre, la capitale è un caso unico, grazie alla rete costruita dal prefetto Haussmann a fine '800, facilmente riparabile). Nelle tre grandi città su quattro dove i privati dominano, il comune paga alle società private i metri cubi consumati, senza stabilire quale percentuale sia arrivata ai rubinetti degli utenti e quale sia andata sprecata. Le società private, così, non hanno nessun interesse ad investire per migliorare le canalizzazioni, di cui, per contratto, dovrebbero garantire la manutenzione. A Parigi, Lione, Lille e Bordeuax, per citare solo le principali città, ci sono stati grossi contenziosi nel passato, che hanno portato a rinegoziare i contratti con le società private dell'acqua, per ottenere il rispetto delle clausole di investimento e di manutenzione. 



Di fronte a questi scandali ripetuti e alla polemica sugli sprechi, il governo si sente ora costretto ad intervenire, per rinverdire il volto «ecolo» che Sarkozy intende darsi. La sottosegretaria all'ecologia, Chantal Jouanno, ha ingiunto che «lo spreco deve cessare» e ha fissato un tetto di un 15% massimo di sprechi d'acqua potabile. Il ministero dell'ecologia valuta a 1,5 miliardi di euro il finanziamento necessario per migliorare la rete francese di canalizzazioni.

Pubblicato il 23/11/2009 alle 9.37 nella rubrica Articoli.

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