Blog: http://pensatoio.ilcannocchiale.it

Maurizio Galvani : L'Ue non salva la Grecia

 

Pieno sostegno agli sforzi di Atene per uscire dalla crisi ma niente aiuti finanziari da parte della Ue. Ma senza far conoscere le modalità di intervento. Questa la decisione presa ieri a Bruxelles dai capi di stato e di governo riuniti in un vertice straordinario. In realtà la vera intesa sul da farsi è stata fissata in un minivertice ristretto a Germania, Francia, Bce, il primo ministro greco George Papandreou e al neo presidente della Ue, Herman Van Rompuy.
La cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno fin dall'inizio dettato l'agenda per il salvataggio del paese ellenico, che rischia il fallimento. Per ora l'azione europea si limita a una semplice azione di monitoraggio, giusto per capire se l'allievo sta adottando - e in che modo - le misure per ridurre il debito: almeno il 4% in meno entro il 2010. Il governo del leader socialista Papandreou ha comunque promesso che, a fine 2012, il debito pubblico sarà portato al 3% del Pil (si parte dall'attuale 12%). 



La Ue - insieme alla Banca centrale europea e al Fondo monetario internazionale - non sborserà nemmeno un euro, ma si limiterà a mettere sotto controllo mensile i piani di «auto-salvataggio» messi a punto dai greci. Il governo ellenico infatti «non ha chiesto alcun sostegno finanziario». Solo se le misure prese da Atene non dovessero rivelarsi sufficienti, i paesi dell'eurozona sono pronti ad aiutare la Grecia con «misure determinate e coordinate per preservare la stabilità finanziaria». Tutt'al più potrebbero essere imposte condizioni draconiane se dovesse essere chiesto un prestito (si parla di 50 miliardi di euro) al Fmi, guidato da Dominique Strauss-Kahn, che - come d'abitudine - pretenderebbe in cambio un taglio netto della spesa pubblica.
Atene ha già annunciato misure drastiche: come il congelamento degli stipendi sotto i duemila euro mensili nel settore pubblico, il blocco del turnover, il congelamento degli interventi pubblici e, soprattutto, un aumento generale dell'età pensionabile fino a 65 anni di età. Il solo annuncio di queste misure ha già provocato l'altro ieri durissimi scioperi in tutto il settore pubblico, ma la protesta si va allargando ormai a tutto il paese. Al confine con la Bulgaria prosegue da circa un mese la lotta degli agricoltori e - per il prossimo 24 febbraio - è stato proclamato lo sciopero generale nel settore privato.
Le caratteristiche del «salvataggio» da parte delle Ue sono dunque molto generiche - Sarkozy ha esplicitamente detto che non verranno precisate - e non hanno affatto eliminato le incertezze aleggianti sui mercati. L'attesa si è quindi spostata sulla riunione dell'Ecofin, martedì prossimo, che dovrebbe dare il via libera alle (non) decisioni adottate nel minivertice, mettendo a punto nei dettagli le modalità di verifica del rigore del governo greco nel tagliare la spesa pubblica.
La Grecia ha un'instabilità finanziaria che l'accomuna ad altri paesi Ue, come Spagna, Portogallo, Irlanda; e, secondo molti analisti, l'Italia. In tutta la zona euro è stata ampiamente superata la quota del 3% del deficit sul Pil - fissata a Maastricht - quale criterio per stare entro la comunità. Le difficoltà sui bilanci (e le incertezze sul «salvataggio») si perciò stanno scaricando sulla moneta Ue: l'euro ieri è sceso sotto l'1,36 sul dollaro, mentre i mercati registrano l'assalto della speculazione sui titoli di stato greci, che continuano a pagare un differenziale (spread) molto alto rispetto alle obbligazioni tedesche. Il governo di Bonn rimane comunque il più restio ad intervenire direttamente, per timore dell'accusa di «far pagare ai tedeschi i debiti dei greci». Ma anche la Francia ha i suoi motivi per metter invece mano al problema: sono proprio le banche francesi, infatti, a vantare l'esposizione più alta sui titoli ellenici.
Il contagio di un possibile default greco viene al momento combattuto con semplici dichiarazioni («un segnale politico molto forte», ha preferito dire Van Rompuy). E le borse del continente non l'hanno presa bene. Tranne Londra, hanno tutte chiuse in leggero calo, tenute a galla da una Wall Street euforica per un semplice rallentamento nelle richieste settimanali di sussidio di disoccupazione.

Pubblicato il 16/2/2010 alle 9.10 nella rubrica Politica.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web