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Hegel : la superficialità e la legge

 

E’ questo il principale intento della superficialità : collocare la scienza, invece che nello sviluppo del pensiero e del concetto, più tosto nell’osservazione immediata e nell’immaginazione accidentale. Far dissolvere quindi la ricca membratura dell’ethos in sé, che è lo Stato, l’architettonica della sua razionalità … nella pappa del cuore, dell’amistà e dell’ispirazione …
Con il semplice rimedio casalingo di collocare nel sentimento ciò che è l’opera più che millenaria della ragione e dell’intelletto, è certamente risparmiata ogni fatica dell’intendimento razionale e della conoscenza…
La forma speciale della cattiva coscienza, che si manifesta nella specie di retorica, di cui si pavoneggia quella superficialità, può rendersi osservabile soprattutto nel fatto che essa, dove è più priva di spirito, parla maggiormente dello “spirito”, dove più aridamente parla, ha in bocca parole come “vita” e “iniziare alla vita”; dove più manifesta il più grande egoismo del vano orgoglio, più ha in bocca la parola “popolo”. Tuttavia il marchio proprio che reca in fronte è l’odio contro la legge. Quella coscienza che pone il diritto nella convenzione soggettiva riguarda la legge come la più ostile a sé. La forma del diritto, in quanto obbligo ed in quanto legge, è sentita da quella come lettera morta e fredda e come una pastoia, giacchè in essa non riconosce se stessa, quindi non si riconosce libera in essa, perché la legge è la ragione della cosa e questa non concede al sentimento di esaltarsi alla propria singolarità.



Hegel fa bene ad incutere alla coscienza soltanto soggettiva il rispetto dell’oggetto, ciò che ci giace di contro e che per essere tolto permanentemente, va accettato nel frattempo e conosciuto, nella sua forza vitale e nelle sue profonde radici. E tuttavia il fastidio che la coscienza sente verso la legge che non è stata interiormente verificata è comunque l’intuizione di uno spazio possibile che dalla differenza tra la realtà e la soggettività può portare ad una realtà diversa, solo per se stessi o anche per gli altri.
Hegel fa bene a non dissolvere l’oggettività storica dell’istituzione solo nel sentimento che la rifiuta, eppure è importante che l’istituzione non vada imposta , ma sempre rielaborata da ogni coscienza, altrimenti con il passare del tempo resterebbe un vuoto scheletro.
Hegel fa bene a diffidare di chi nega la realtà solo con le parole, ma farebbe bene ad insegnarci anche a come si comincia a negare qualcosa.

Pubblicato il 25/2/2010 alle 11.0 nella rubrica Filosofia.

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