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Hegel : la filosofia è il proprio tempo appreso con il pensiero

 

Che la filosofia, poiché è lo scandaglio del razionale, appunto perciò è la comprensione del presente e del reale, non la ricerca di un al di là, che sa Dio dove dovrebbe essere, o del quale si sa ben dire dov’è, cioè nell’errore di un unilaterale e vuoto raziocinamento.
Se la riflessione, il sentimento o qualsiasi aspetto assuma la coscienza soggettiva, riguarda il presente come cosa vana, lo oltrepassa e conosce di meglio, essa allora si ritrova nel vuoto e poiché soltanto nel presente v’è realtà, essa è soltanto vanità.
Intendere ciò che è, è il compito della filosofia, poiché ciò che è, è la Ragione. Del resto, per quel che si riferisce all’individuo, ciascuno è senz’altro figlio del suo tempo ed anche la filosofia è il proprio tempo appreso con il pensiero. E’ altrettanto folle pensare che una qualche filosofia precorra il suo mondo attuale, quanto che ogni individuo si lasci fuori il suo tempo. Se la sua teoria, nel fatto,oltrepassa questo, se si costruisce un mondo come deve essere, esso esiste sì, ma solo nella sua intenzione



Spesso si considera Hegel un metafisico. Ma qui vediamo un pensatore assolutamente secolare.
Hegel è ossessionato dal presente e del tempo che nel presente si risolve. Il sapere filosofico positivo riprende la teoresi che vede tutto sub specie aeternitatis. Esso vede tutto sub specie praesentiae e della presenza egli ripercorre le ragioni, unica condizione perché il presente possa essere tolto ed essere ricompreso solo come passato. Il presente è la Ragione perché c’è una ragione perché il presente sia. E il fatto che il presente sia in quanto presente, con la sua incontrovertibilità, la sua opacità, il suo essere ostacolo, è una cosa che va spiegata. Hegel toglie, come farà Marx, il dover essere e l’ipotesi, il precorrimento. Forse perché tale anticipazione è un togliere il presente prima che abbia maturato i suoi effetti, prima che ciò sia possibile.
Tuttavia, è possibile immaginare. L’immaginazione non è filosofia e forse neppure scienza. E’ appello al possibile, uno sguardo su di esso che si risolve nella speranza, come se un certo possibile possa essere reale, possa diventare fruizione per sé ed ostacolo per gli altri.
Marx pure nega la possibilità dell’ipotesi, ma ne chiarisce meglio le ragioni. Perché il presente possa essere tolto non è possibile l’immaginazione di un solo uomo. Perché questa agli altri non può essere imposta. Il precorrimento è filosoficamente possibile solo nel farsi progetto e nell’appartenere ad una comunità di ricerca (e di dialogo, di comunicazione, di lotta). L’utopia non sta nel suo essere immaginaria. Sta nel suo essere solitudine e tirannia. Nel suo essere ostacolo per gli altri. Perché il comunismo è lo stato in cui la mia libertà è condizione per la libertà di tutti gli altri.

Pubblicato il 4/3/2010 alle 11.27 nella rubrica Filosofia.

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