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Pavlos Nerantzis : la Grecia si è fermata

 

«La crisi sarà pagata da quelli che l' hanno provocata. Da quelli che se ne approfittano alle nostre spalle». Con questo slogan decine di migliaia di lavoratori, dipendenti pubblici e privati, precari, la «generazione 700 euro», pensionati, persone di ogni età, hanno manifestato ieri per le vie principali di Atene, Salonicco e altre città contro le misure restrittive del governo Papandreou che prevedono il congelamento dei salari pubblici, il blocco delle assunzioni, l'aumento dell'età pensionabile a 63 anni e delle tasse su benzina, tabacco e alcol per far uscire il paese dalla gigantesca crisi finanziaria. Non sono mancati nemmeno gli scontri ai margini della manifestazione di fronte al parlamento nella piazza della costituzione, quando gruppi di giovani anarchici con slogan di «guerra contro lo stato e le banche» hanno rotto vetrine di banche e negozi, attaccando le forze speciali di polizia, che hanno risposto con lacrimogeni e manganellate.



Lo sciopero generale di 24 ore proclamato dalla Confederazione generale dei lavoratori (Gsee), il potente sindacato del settore privato e dall' Adedy, la Confederazione dei dipendenti pubblici e il sindacato comunista Pame ha quasi paralizzato tutto il paese nel momento in cui una task force della Commissione, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale si incontrava ad Atene con alti ufficiali dei ministeri delle finanze e del lavoro per esaminare se le misure annunciate siano sufficienti. La Commissione ha smentito l' esistenza di un piano di aiuti ad Atene per 20 miliardi di euro, ma ha deciso ieri di deferire la Grecia davanti alla Corte di giustizia di Lussemburgo per non aver recuperato una serie di esenzioni fiscali illegali concesse tra il 2003 e il 2004.
Durante lo sciopero, sono rimasti fermi aerei, treni, autobus in parte; chiuse banche, scuole, uffici pubblici, ospedali, una parte dei negozi, mentre l' adesione dei giornalisti ha provocato un black out dell'informazione. In piazza si sono visti due diversi comizi. Di chi, pur sostenendo Papandreou, si rende conto della gravità della crisi e delle rensponsabilità di ciascuno per l'evasione fiscale, il clientelismo, la corruzione, ma protesta per salvaguardare il proprio stipendio; e, dall'altro lato, chi è convinto che le misure restrittive sono «barbare» e costituiscono un attacco contro la classe operaia.
La polemica con i tedeschi e la Merkel
«Il popolo greco è ben consapevole che la situazione fiscale del paese è terribile, ma le misure adottate non sono corette», ha detto il presidente del Gsee, Jannis Panagopoulos, chiedendo «un'equa distribuzione degli oneri in modo che lavoratori e pensionati non paghino il prezzo per una crisi che non hanno creato loro».
Ma i greci oltre all'incertezza per il proprio avvenire e all'inquietudine per l'annuncio di nuove misure entro il mese prossimo, sono irritati contro Bruxelles e soprattutto contro Berlino. Già da parecchie settimane, politici e media di Atene fanno notare l'atteggiamento ostile della presidente tedesca Ankela Merkel, considerata «il principale ostacolo» per un atteggiamento di solidarietà dei «26» nei confronti della Grecia. Inoltre, rilevano articoli e commenti negativi di una parte dei media tedeschi nei confronti del governo ellenico e dei greci, definiti «truffatori». «Non abbiamo chiesto ai tedeschi un aiuto economico, anzi per il momento stiamo pagando a loro una enorme quantità di soldi per gli armamenti acquistati, ma da parte loro non c'è nè rispetto, nè solidarietà per i problemi che stiamo passando», dice l'editore Kostas Kremmydas, attivista della sinistra radicale Syriza. A incrementare la tensione è stato il settimanale tedesco Focus che in copertina, accanto al titolo «Mascalzoni nell'euro-famiglia», riportava una Venere di Milo nell'atto di alzare il dito medio, segno inequivocabile dell'insulto.
I risarcimenti per gli eccidi nazisti
Prima la Coalizione della Sinistra Syriza e poi il partito dell'estrema destra Laos hanno chiesto al governo di esigere da Berlino le «compensazioni di guerra», cioè un risarcimento per i danni e gli eccidi che ha subito il popolo greco dai nazisti che sterminarono interi paesi durante la seconda guerra mondiale. Si tratta di «debiti legalmente riconosciuti» nei confronti della Grecia, valutabili in decine di miliardi di euro, che la Germania si rifiuta di pagare, nonostante la sinistra greca parecchie volte nel passato abbia già sollevato la questione. Ora, con l'interrogazione presentata al parlamento da Syriza e Laos, il premier greco deve per forza prendere posizione. Intanto il presidente del parlamento, Filippos Petsalnikos, ha scritto una lettera all'ambasciatore tedesco per denunciare la copertura «offensiva» della crisi da parte della stampa tedesca, segnalando «le inesatezze e le false informazioni» sulla Grecia.
Pure il vice-premier greco, Teodoros Pagalos, ha puntato il dito contro «le responsabilità storiche» della Germania, dicendo che i tedeschi durante l'occupazione nazista «si sono portati via il nostro oro depositato nella Banca di Grecia, hanno preso i nostri soldi e non ce li hanno mai restituiti». In un'intervista rilasciata alla Bbc, Pagalos ha affermato inoltre che tutti i paesi della Ue per aggiustare i conti pubblici spostano alcune somme all'anno successivo e «la Grecia lo ha fatto in misura minore dell' Italia, ad esempio». Intanto, l'organizzazione armata «Volontà del Popolo», uno dei gruppi terroristici apparsi dopo il 2004, in un documento pubblicato ieri dal settimanale To Pontiki (Il Topo) ha rivendicato il recente attacco dinamitardo contro l'ufficio politico del ministro della Protezione del Cittadino e avverte che colpirá «le elites politiche ed economiche, responsabili delle ineguaglianze e delle ingiustizie».

Pubblicato il 1/3/2010 alle 15.51 nella rubrica Comunismo.

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