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Claudio Mezzamanica : la produzione è senza capitali

 

Gli oltre 2 milioni di disoccupati, il crollo della produzione industriale e delle esportazioni(-20%) dopo la caduta (-5%) dell'anno precedente. E l'allarme di fine gennaio di Moody's (le banche italiane sono ancora in sofferenza e non attrezzate ad affrontare il 2010) avrebbero dovuto scatenare una discussione allarmata sullo stato del pase. Invece niente. Il solo Draghi va lanciando allarmi sempre più accorati, ma è trattato da insetto fastidioso e, dunque, censurato. Epifani viene giudicato, invece, strutturalmente catastrofista e le sue preoccupazioni sulla occupazione non sono prese in considerazione. Assediato da vicende di puttane, ingiurie alla magistratura, fatti di corruzione grandi e piccoli, il paese è distratto dal suo andare a rotoli. Possiamo parlare di tutto tranne che dell'andamento economico,del dramma del lavoro.
Eppure i tempi si stanno facendo più duri. Lo testimoniano le persone in seconda fila. Nei giorni scorsi il presidente della Unione Industriali di Varese, nella sua relazione agli associati esprimeva la preoccupazione per la divaricazione di interessi tra mondo bancario e mondo industriale. «L'anno appena passato- ha spiegato - ha dimostrato che mondo finanziario e industria sono due mondi completamente distaccati». Un fatto gravissimo che sottointende un percorso difficile di uscita dalla crisi. Una dichiarazione che nessuno ha ritenuto di riprendere. Eppure Graglia ha ragione.



Il più grosso investimento industriale in corso in Italia, infatti non è sostenuto dalle banche italiane bensi dalla Banca Europea per gli investimenti. Suoi sono i cinquecento milioni con cui Alenia farà investimenti in Campania e in Puglia negli stabilimenti che possiede. Senza questo contributo della Comunità Alenia sarebbe al palo. Ma cosa dire di quella media industria del mobile del trevigiano che sta aprendo una fabbrica in Cina con un finanziamento al 100% di banche cinesi? Si badi bene, per vendere mobili in Cina non per esportarli in Europa perché quel mercato è maturo per assorbire quei prodotti ed i costi di spedizione vanificherebbero altri tentativi. Come spiega l'amministratore delegato, con una nuova fabbrica in Cina qui in Italia si ampliano i servizi, si assumono tecnici e designer e si richiedono al territorio nuovi servizi, come i voli per la Cina. E cambia il tipo di occupazione.
Il calo della produzione, quello dell'utilizzo degli impianti e del fatturato implica anche un calo se non la scomparsa degli utili. Come è possibile autofinanziare gli investimenti in questo quadro? Perché se il credito non arriva dal mercato finanziario l'azienda deve trovare al suo interno le risorse. Ma se gli utili non ci sono? Sulla mancanza di utili è ancora piu' preoccupante un rapporto di Unioncamere Lombardia. Nell'anno appena concluso nella regione una azienda su due ha fatto investimenti ma nel complesso sono calati del 2,8%. E il 57% delle aziende dichiara di avere un andamento molto negativo.
Del resto il calo del 38% degli investimenti industriali immobiliari nel 2009 rivela la mancanza di prospettiva del settore. Tale dato è altresi, temperato dall'intervento speculativo dei fondi immobiliari che hanno triplicato il loro fatturato negli ultimi tre anni. Questi fondi attivatisi all'inizio di questo decennio sono sostenuti abbondantemente dalle banche ed operano sul mercato immobiliare, massicciamente anche in quello industriale. Alla fine del 2008 possedevano immobili per 34 miliardi, debiti per quindici, quando solo cinque anni prima possedevano immobili per 3,5 miliardi e debiti per 500 milioni. All'inizio i debiti erano il 15% del valore posseduto ora sono il 50%. Nel 2003 in Italia esistevano 17 fondi immobiliari oggi sono più di 250. Pieni di debiti.
Anche questo fenomeno aiuta a capire dove sono finiti i soldi in questi anni: sono diminuiti quelli a disposizione della produzione, per la ricerca, la formazione e il marketing e si sono concentrati sull'immobiliare. 15 miliardi è la spesa del sistema Italia, in un anno per la ricerca. Spesa pubblica compresa. Come dire nulla.

Pubblicato il 28/2/2010 alle 9.42 nella rubrica Articoli.

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