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Roberto tesi : piangono le Borse

 

Nuova giornata fortemente negativa per i mercati finanziari: le borse di tutto il mondo hanno chiuso con forti ribassi spiegati con il disordine finanziario e con informazioni macroeconomiche non buone. Secondo le prime stime, in Europa sono stati bruciati oltre 100 miliardi di euro di capitalizzazione: il Mib italiano è arretrato del 2,36%. Gli scivoloni più vistosi quelli di Tenaris (-11,6%) dopo la presentazione dei conti del 2009. E poi Fastweb (-9%) e Telecom Italia (-3,1%) sulla scia dei guai giudiziari. Perdite vistose, ma inferiori a quelle di Milano, anche per tutte le altre piazze europee con perdite tra l'1,5 e il 2 per cento. Ma le anche la borsa giapponese e le borse americane. Anzi, è stata proprio New York (il Dow Jones a ore dalla chiusura perdeva l'1,5%) a dare il via a una ondata di vendite e, quindi, di ribassi. Negli Usa a preoccupare è soprattutto l'economia reale.



Ieri sono stati diffusi tre indicatori: sussidi di lavoro, ordinativi e prezzi delle case. Per quanto riguarda gli ordinativi di beni durevoli (+3,0% in gennaio) l'incremento in un primo momento ha suscitato euforia. In seguito, però, una lettura più attenta dei dati ha portato a un ridimensionamento secco di quell'incremento che è derivato tutto dal settore aereo (+126%) mentre al netto del settore dei trasporti gli ordinativi sono diminuiti dello 0,6%. Altra delusione è arrivata dai prezzi delle case che seguitano a scendere a conferma che la crisi del settore immobiliare non è conclusa. Secondo la Federal Housing Finance Agency in dicembre l'indice ha fato registrare un ribasso dell'1,6%, nettamente peggio delle previsioni (e della speranza) degli analisti) che avevano stimato un incremento dello 0,4%.
Infine il lavoro: come ogni giovedì sono stati diffusi i dati sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione nella settimana chiusa 5 giorni prima. C'è stato un nuovo forte aumento delle richieste e si è tornato a sfiorare la quota di 500 mila licenziati nella settimana. Di più: nelle ultime due settimane le persone che hanno perso il posto sono aumentate del 13% e questo incremento lascia prevedere che anche in gennaio il numero dei senza lavoro è destinato a crescere. Con riflessi sulla domanda di beni di consumo. E quindi sul Pil. In Europa, invece, a preoccupar è la caduta di fiducia dei consumatori francesi (l'indice è sceso a -33) e la crescita della disoccupazione in Germania: il tasso in gennaio è salto all'8,2%. Il tutto mentre la Commissione europea ha confermato una crescita modesta del Pil dello 0,7% insufficiente a riassorbire la disoccupazione che, anzi, continuerà a crescere.
Ma c'è una altro tema che tiene con il fiato sospeso i mercati: è la Grecia. O meglio i «trucchi» che hanno messo in atto alcune banche Usa per mascherare negli anni scorsi il reale deficit ellenico. Ieri nella seconda giornata di audizioni al Congresso, Ben Bernanke ha annunciato che la Fed Avvierà una indagine sulle transazioni nel mercato dei derivati operate da Goldman Sachs e da altre banche americane verso la Grecia, a causa del timore che possano essere state usate per aiutare il governo di Atene a nascondere il proprio debito. «Stiamo esaminando una serie di questioni collegate a Goldman Sachs e ad altre società e relative ad accordi con la Grecia su strumenti derivati», ha detto il presidente della Banca Centrale, sottolineando che anche la Securities and Exchange Commission, la Consob americana, sta esaminando la questione.
Bernanke ha sottolineato che i contratti swap relativi ai default sul credito possono essere utili a dissimulare, ma «ovviamente usare tali strumenti in modo da destabilizzare di proposito una società o un Paese è controproducente». Intanto però ci sono voci che utilizzando proprio i derivati (lo scrive il New York Times) le banche con scommesse simili a quelle effettuate in passato «starebbero ora spingendo la Grecia sull'orlo della rovina finanziaria».

Pubblicato il 2/3/2010 alle 15.47 nella rubrica Articoli.

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