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Michele Giorgio : un giorno di Intifada a Gerusalemme

Si è rivista l'Intifada palestinese ieri a Gerusalemme est e in molte altre località della Cisgiordania occupata. La terza rivolta palestinese che tanti da tempo vedevano all'orizzonte, si è materializzata nei vicoli della casbah di Gerusalemme, a Bab Houtta, a Bab Mughrabi, sulla Spianata delle moschee e nei villaggi palestinesi, come Bilin e Naalin, che da anni lottano contro il muro israeliano.
L'esecutivo israeliano punta l'indice contro Hamas, ma ad innescare questo nuovo ciclo di proteste, in modo particolare ad Hebron e Gerusalemme est, è stata la recente decisione del governo Netanyahu di allargare la «tutela storica ed archeologica» israeliana a siti religiosi - la Tomba dei patriarchi di Hebron e la Tomba di Rachele a Betlemme - che si trovano nei Territori palestinesi occupati.
Al termine delle preghiere islamiche ieri pomeriggio decine di giovani palestinesi hanno reagito, lanciando sassi verso il Muro del Pianto e i fedeli ebrei, alla pressione di centinaia di poliziotti che sin dalle prime ore del mattino avevano preso posizione intorno alla Spianata delle moschee. L'intervento dei reparti antisommossa è stato pesante.
Duecento agenti sono entrati nel sito religioso per affrontare i palestinesi, molti dei quali si erano barricati all'interno della moschea di al Aqsa. Le manganellate non hanno risparmiato neppure gli anziani. Al termine di ore scontri e tensione, almeno 60 palestinesi sono rimasti feriti o intossicati dai gas lacrimogeni, contusi una quindicina di poliziotti.


Dalla città vecchia gli scontri si sono spostati ben presto al di fuori dell'area della Spianata delle moschee mentre dalla Cisgiordania giungevano notizie di altre manifestazioni e raduni di protesta. A Nabi Saleh, un piccolo centro tra Gerusalemme e Ramallah che lotta contro la confisca delle sue terre a favore del vicino insediamento colonico di Halamish, un ragazzo di 15 anni, Ehab Barghuti è stato ferito gravemente alla testa da un proiettile di gomma sparato da un poliziotto appostato sul tetto di una abitazione. Le sue condizioni ieri sera erano disperate. Senza feriti gravi invece si sono concluse le manifestazioni a Bilin e Naalin e a Sheikh Jarrah (Gerusalemme), alle quali hanno partecipato anche centinaia di attivisti e pacifisti israeliani. Proprio a Sheikh Jarrah è previsto stasera un megaraduno israelo-palestinese contro le occupazioni di case arabe da parte dei coloni. La tensione è alta perché gli ultranazionalisti israeliani hanno lanciato ieri un appello a raggiungere Sheikh Jarrah per impedire la manifestazione.
In questo clima di rivolta comincia oggi l'ennesima missione in Medio Oriente dell'inviato Usa George Mitchell, incaricato di preparare l'avvio di negoziati indiretti tra israeliani e palestinesi. Il via libera alla «navetta» americana tra Netanyahu e il presidente dell'Anp Abu Mazen, è stato dato dai ministri degli esteri della Lega Araba riuniti qualche giorno fa al Cairo. Una decisione che, ha protestato il rappresentante siriano Walid Mualem, in realtà è servita a fornire un ombrello arabo a quella presa da Abu Mazen di andare alle trattative con Israele e di rinunciare alla condizione posta di una interruzione totale delle costruzioni negli insediamenti colonici ebraici in Cisgiordania e Gerusalemme Est (inizialmente sostenuta anche dall'Amministrazione Obama).
In casa palestinese oltre ad Hamas, protesta il Fronte popolare (marxista) che, attraverso la deputata Khalida Jarrar, ha denunciato una trattativa «senza prospettive e utile solo alla causa di Israele». Da parte sua il premier Netanyahu ha apprezzato la decisione della Lega araba e ha già messo in guardia che le trattative con Abu Mazen di fatto cominceranno da zero e non dal punto dove le aveva lasciate alla fine del 2008 il suo predecessore Ehud Olmert. La simbolica «partenza» dei colloqui indiretti verrà data con ogni probabilità dal vice presidente Usa Joe Biden atteso lunedì in Israele.

Pubblicato il 6/3/2010 alle 21.7 nella rubrica Articoli.

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