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Matteo Bosco Bortolaso : California, sì al pubblico no ai tagli

«Obama, salva la nostra istruzione!». Il manifesto - un lenzuolo bianco con una scritta nera - sfila per le strade di downtown Los Angeles, non troppo lontano da Hollywood, dove tutto è pronto per gli Oscar. Studenti e professori hanno proclamato giornate di «sciopero» e di «azione» per difendere scuole e università finite sotto la scure dei tagli. Il bilancio in rosso della California non ha risparmiato nessuno: dall'università di Berkeley, patria delle rivolte del '68, alle scuole elementari dei poverissimi sobborghi di San Francisco.


Le manifestazioni (nella foto ap quella a Sacramento), iniziate a metà settimana nel Golden State, si sono estese in altre parti degli Stati Uniti. Sono state in gran parte pacifiche, anche se circa 150 persone sono state arrestate sulla superstrada 880 ad Oakland. Uno dei manifestanti è rimasto gravemente ferito. La polizia sostiene che abbia azzardato un salto troppo pericoloso. A Santa Cruz, la città del surf, gli studenti hanno bloccato l'accesso a un campus universitario. A Davis, non lontano da Sacramento, che è la capitale della California, alcuni manifestanti hanno tentato di paralizzare un'altra superstrada, ma sono stati bloccati dalla polizia armata di pepper spray.
Le proteste sono arrivate anche all'Università dello Stato del Wisconsin, nella città di Milwaukee, dove alcuni manifestati hanno gettato pezzi di ghiaccio contro i responsabili del campus. Sono seguiti sedici arresti. Le manifestazioni principali, comunque, si sono concentrate in California. La più grande è stata ospitata proprio dalla capitale, Sacramento, dove oltre mille persone hanno sfilato al suono dei tamburi.
Il bilancio statale della California, uno degli Stati più colpiti dalla crisi, è a corto di 20 miliardi di dollari. I fondi sempre più scarsi hanno portato a licenziamenti o stipendi più bassi per gli insegnanti. Come se non bastasse, lo scorso autunno è arrivato l'aumento della retta: la University of California, ad esempio, ha accresciuto del 32% le tasse, già costosissime come nel resto degli Stati Uniti. Le classi, all'opposto, sono diminuite. Alla California State University di Long Beach, i manifestanti denunciavano un taglio del 13% dei corsi. «Paghiamo di più e abbiamo di meno» ripetevano gli studenti arrabbiati.
Pure il governatore «terminator», Arnold Schwarzenegger, all'ultimo anno del suo mandato, ha ammesso che le scuole e gli atenei del Golden State sono «in condizioni terribili» e che sono necessari «più soldi». Soldi che, a parere di Alberto Torrico, leader democratico autore di una clamorosa proposta, dovrebbero arrivare da «una tassa ai petrolieri» per strappare il 12,5% dei loro profitti. Secondo le stime di Torrico, il balzello porterebbe alle casse californiane due miliardi di dollari che darebbero nuova linfa vitale all'istruzione della Costa Ovest. Un provvedimento del genere, comunque, avrebbe bisogno di due terzi dei voti del parlamento di Sacramento. E non tutti i politici della California hanno intenzione di far arrabbiare i petrolieri.

Pubblicato il 8/3/2010 alle 16.4 nella rubrica Articoli.

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