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Leonardo Masella : Cina, capitalismo o socialismo ?

Il capitalismo, secondo Marx, Lenin e tutti i grandi padri del socialismo, è un sistema sociale fondato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo attraverso l'estrazione del plusvalore. E il socialismo è la fine di questo sistema, è la socializzazione (e non solo la statalizzazione) dei mezzi di produzione. In Urss c'è stata una rivoluzione che ha portato il partito comunista al potere e sotto la sua direzione c'è stata la statalizzazione (integrale) dei mezzi di produzione. Da questa prima fase necessaria non si è passati mai alla socializzazione (e quindi alla democratizzazione), per vari motivi, probabilmente oggettivi. Questo ha portato, con alti e bassi, con momenti migliori e momenti peggiori, ad una burocratizzazione del potere, ad un allontanamento del proletariato e del popolo dalla partecizione alla costruzione del socialismo, alla perdita di incentivi di qualunque natura, e quindi ad una stagnazione dell'economia, e infine alla crisi e al crollo - purtroppo per tutti e a vantaggio dell'imperialismo - della fine degli anni '90. Ma anche in Urss non si poteva parlare di socialismo ma di capitalismo di stato governato dal partito comunista animato dal tentativo di costruzione di una società socialista.


La Cina, anche sulla base della lezione dell'Urss, ha evitato l'errore dell'economia interamente statalizzata e ha consentito e consente lo sfruttamento da parte di imprese private cinesi e straniere della manodopera, cioè l'estrazione del plusvalore a fini di accumulazione privata del capitale. E non stiamo parlando di piccole imprese come i barbieri, i ristoranti, qualche negozio di vestiti (che per esempio non sono consentiti a Cuba), ma anche di grandi imprese produttive di migliaia di lavoratori, di proprietà di grandi imprenditori cinesi miliardari o di proprietà di multinazionali americane, europee, giapponesi. Questo incentivo alla produzione, alla vendita, all'arricchimento, ha consentito di evitare la stagnazione economica sovietica, ha portato alla dinamizzazione dell'economia, ed oggi ha portato la Cina ad essere una delle potenze economiche più importanti del pianeta.
Contemporaneamente la Cina ha mantenuto il controllo (attraverso lo Stato e il partito comunista) dei settori strategici dell'economia e del funzionamento dello Stato (il sistema finanziario, le telecomunicazioni, i mass-media, l'energia, i trasporti, eccetera) e ha mantenuto l'obbiettivo di evitare il deterioramento sociale e ambientale che invece il classico capitalismo neoliberista trascura. Questo forte controllo statale (e del partito) ha consenito alla Cina di evitare la crisi economica e sociale del capitalismo neoliberista e finanziario degli ultimi anni, che ha investito gli Usa e la Ue.
Dunque anche in Cina non c'è il socialismo, ma una economica fondamentalmente capitalistica (un forte capitalismo produttivo a forte sfruttamento della forza lavoro a basso costo) a forte controllo statale e con l'obbiettivo del partito di una (graduale, lunga, quando ce ne saranno le condizioni) transizione al socialismo.
Io sono stato in Cina, ho visitato le zone speciali vicine a Shangai, ho parlato con dirigenti cinesi, con manager, con imprenditori, con operai, con giovani, con la gente normale. Io giudico l'esperimento cinese molto interessante e nel metodo molto positivo perchè molto innovativo, rivoluzionario, perchè ha rivoluzionato le concezioni dogmatiche del marxismo (sia del "marxismo rivoluzionario" troskista che del "marxismo-leninismo" staliniano) sul rapporto stato-mercato, che sono state una delle cause principali (assieme all'assenza di democrazia "proletaria" e di partecipazione popolare) della stagnazione economica, della crisi e infine del crollo dell'Unione Sovietica. Ci sono rischi nelle scelte cinesi ? Certamente, come in ogni scelta innovativa e rivoluzionaria. Solo conservando l'esistente non si corrono rischi, ma a volte si va lentamente verso la fine, come ha fatto l'Urss degli ultimi anni. La Cina non aveva scelta, se non voleva ripetere l'esperienza economica fallimentare dell'Urss e se voleva evitare di essere spazzata via. Ora si tratterà di evitare di farsi prendere la mano dal capitalismo, anche perchè purtroppo nella società civile cinese, fra le giovani generazioni, c'è il grande rischio - che ho potuto verificare di persona - che attecchisca la cultura dell'impresa e del profitto, dell'arricchimento, compresa la mentalità dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo senza scrupoli e senza vincoli. Ma da questo punto di vista il fatto che lo Stato e con esso il partito comunista abbiano un controllo consistente della situazione, delle banche, dei settori strategici dell'economia, dei mezzi di informazione, rappresenta una certa garanzia, anche se la situazione è aperta, c'è un dibattito ed uno scontro nel partito, nello stato e della società, il cui esito non è per niente scontato.
Io poi non sostengo la tesi, molto in voga a sinistra, che la Cina abbia un sistema economico di capitalismo neo-liberistico selvaggio. Anzi penso proprio il contrario: che la Cina ha una economia di mercato (e quindi capitalistica) con un fortissimo controllo dello Stato (e quindi del partito comunista), e questo le dà la forza di resistere alla crisi economica mondiale (che quindi è una crisi non del sistema capitalistico, altrimenti anche la Cina sarebbe in crisi, ma appunto è crisi del neoliberismo e dell'imperialismo del dollaro, che infatti sembra avviato alla fine). Nè penso - come pensano alcuni - che la Cina abbia restaurato il capitalismo, anche perchè in Cina non c'è mai stato il capitalismo, ma una sorta di sistema economico feudale. Solo ora c'è il capitalismo, sia pure, ripeto, un capitalismo non finanziario ma produttivo governato dallo Stato e dal partito, che - fra l'altro - stanno tentando di evitarne gli eccessi, sia nello sfruttamento selvaggio dei lavoratori che nella distruzione dell'ambiente.
Per concludere la mia rifliessione, io credo che dovremmo abituarci a vedere le cose con i pregi e i difetti, con le luci e le ombre, con i rischi e le possibilità, nè tutto bianco nè tutto nero. Per la Cina dell'oggi, cosi' come per l'Unione Sovietica di ieri, evitando sia lo spirito liquidatorio che quello propagandistico o conservativo, che vede tutto in continuità ortodossa (altro modo per liquidare).

Pubblicato il 9/3/2010 alle 12.3 nella rubrica Comunismo.

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