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La crisi economica secondo David Ricardo

Per Ricardo i mezzi di sussistenza di cui il salario risulta costituito provengono dall’agricoltura e si può assumere il grano come prodotto rappresentativo di tali mezzi. L’agricoltura sarebbe un’attività caratterizzata da rendimenti decrescenti nel senso che, all’estendersi della produzione, la necessità di fare ricorso a terre via via meno fertili dà luogo ad un aumento del costo unitario di produzione del grano.   

Ciò significa che, se il salario è dato in termini reali, il valore del salario stesso (e dunque il costo del lavoro per il capitalista) aumenta man mano che nel sistema economico l’accumulazione del capitale, accrescendo l’occupazione, accresce anche il fabbisogno di mezzi di sussistenza.

Per Ricardo il capitale, a cui il profitto viene riferito per calcolarne il saggio, si risolve senza residui in anticipazioni salariali ai lavoratori : il saggio di profitto è il rapporto tra il profitto e la massa salariale. Ora si consideri la produzione di grano e la si consideri nella meno fertile tra le terre poste a coltura e dunque nella terra dove tutto il prodotto si risolve in profitto ed in salari. Perciò su questa terra il saggio del profitto è il rapporto tra la quantità di grano prodotta da un lavoratore e la quantità di grano che da tale lavoratore è assorbita sottoforma di salario. Poiché con l’estendersi della coltivazione la quantità di grano prodotta da un lavoratore diminuisce e poiché il salario non può scendere al di sotto del livello di sussistenza, ne segue una diminuzione del saggio di profitto. D’altra parte il meccanismo della concorrenza dà luogo ad un processo di livellamento di tutti i saggi del profitto che esistono nelle varie attività del sistema (saggio generale del profitto).

Poiché nell’agricoltura il saggio del profitto è il rapporto tra due quantità di grano (e quindi il suo valore non può essere alterato da modificazioni dei prezzi) la formazione del saggio generale del profitto potrà avvenire solo in quanto la concorrenza, agendo sui prezzi delle altre merci rispetto al grano, renda i saggi del profitto delle altre attività identici al saggio del profitto in agricoltura. La diminuzione del saggio di profitto in agricoltura implica così la diminuzione del saggio generale del profitto.

In realtà, dice Napoleoni, l’idea che in agricoltura il saggio del profitto possa essere determinato in termini fisici (rapporto tra quantità di merci e non rapporto tra valori) è un’idea semplicistica dalla quale Ricardo cercò di uscire in modo da tener conto della obiezione che neppure in agricoltura si può ammettere che il profitto sia determinabile come rapporto tra quantità di merci, giacchè i beni che entrano a costituire il salario non consistono solo di grano, ma anche di prodotti dell’industria. Perciò il saggio del profitto non può essere più determinato come un rapporto tra quantità di merci e per determinarlo occorrerebbe ricorrere ai valori delle merci stesse. D’altra parte la teoria del valore di Ricardo identifica il valore di una merce con la quantità di lavoro che si richiede per la sua produzione. In tal modo sia pure in forma mediata il saggio del profitto può di nuovo essere ricondotto ad un rapporto tra quantità fisiche e cioè al rapporto tra la quantità del lavoro contenuta nei beni che costituiscono il profitto e la quantità di lavoro contenuta nei beni costituenti il capitale e che per Ricardo consistono in beni attribuiti ai salariati. Per mantenere questa tesi dunque si deve riproporre comunque la tesi che la sussistenza sia costituita essenzialmente di prodotti agricoli e che, rendendo il saggio del profitto agricolo immune dall’influenza dei prezzi, sia inutile in questo caso la stessa teoria del valore.

Rispetto allo schema della determinazione del saggio del profitto in termini di grano, si possono fare due ordini di obiezioni : se il saggio del profitto e il rapporto tra profitto e massa salariale, man mano che il sistema si sviluppa tra  i mezzi di sussistenza dei salariati vengono ricompresi progressivamente anche beni non agricoli e che quindi non siano sottoposti alla legge dei rendimenti decrescenti, per cui non è sicuro che il salario di sussistenza abbia un costo crescente con il progresso dell’accumulazione. D’altra parte nella stessa agricoltura ha luogo un miglioramento nei metodi di produzione che può contrastare la legge dei rendimenti decrescenti. Infine se si abbandona l’imperfetta definizione ricardiana del capitale come anticipazione dei mezzi di sussistenza ai lavoratori, allora occorrerebbe tener conto del fatto che il progresso tecnico che ha luogo nell’industria tende ad abbassare il valore dei mezzi di produzione pure costituenti il capitale e quindi ad aumentare il saggio del profitto.

Dunque per Napoleoni, Ricardo collega l’andamento del saggio del profitto all’andamento del salario e la conclusione a cui arriva non è accettabile sia perché non è vero che i costi salariali tendano ad aumentare al progredire dell’accumulazione, sia perché non è vero che il livello salariale sia l’unico elemento che agisce sul valore del saggio di profitto.

 

 

 

 

Ma la tecnologia non può alterare questa situazione descritta da Ricardo ? Questa teoria dei rendimenti decrescenti la si può collegare con le teorie che mettono in rapporto economia ed ecologia ?

 

In che senso la concorrenza livella i saggi di profitto ? Essa non livella anche i costi ? Non ci troviamo di fronte allo stesso errore di Smith ?

C’è nell’agricoltura un saggio di profitto oltre cui non si può andare più in basso ?

 

L’inalterabilità del valore del grano porta anche ad una inalterabilità del saggio di profitto in campo agricolo ? In che senso il valore del grano è inalterabile ?

E Marx pure alla fine non dice che solo il livello dei salari agisca sul saggio di profitto ?

Pubblicato il 10/3/2010 alle 12.37 nella rubrica Comunismo.

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