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Bruno Perini : «Ma la speculazione è tornata come prima»

«Wall Street: la stangata». Il libro edito da Baldini Castoldi Dalai sulla crisi economico-finanziaria che si è abbattura nel 2009 sul pianeta Terra con conseguenze ancor oggi incalcolabili, è alla seconda edizione. Ma se i due autori potessero rimetterci le mani probabilmente ci aggiungerebbero altri due capitoli: il ritorno della speculazione e lo spettro della stagnazione. Il saggio è frutto di una lunga intervista fatta dal direttore di Radiocor, Fabio Tamburini, al guru della consulenza aziendale Gianfilippo Cuneo. Dalla conversazione emerge un quadro inquietante sul ruolo che hanno avuto le banche d'affari con la diffusione dei titoli tossici. Ma neppure Tamburini e Cuneo immaginavano gli effetti devastanti che la crisi finanziaria e la speculazione avrebbero avuto sull'economia reale in termini di occupazione e assenza di investimenti.
«Sì, a volte ritornano», dice Tamburini a proposito della speculazione. «Passata la grande paura del grande crollo, la certezza ormai acquisita è che la grande speculazione finanziaria internazionale sia tornata. E' un bene? E' un male? Di sicuro il ritorno è nei fatti dei comportamenti delle principali banche d'affari anglosassoni. Esattamente come negli anni d'oro dei mercati che hanno preceduto la stangata del luglio 2007». Su quali terreni si stanno muovendo? «C'è chi preferisce le operazioni speculative sulle materie prime, a partire dal petrolio. E chi ha ricominciato ad occuparsi soprattutto dei derivati. Ma anche sul fronte delle valute non si scherza». «L'impressione, piuttosto generalizzata, è che la finanza sia ridiventata padrona pressoché incontrastata del campo, nonostante debba scontare le battute di rimprovero e di critica a cui con una certa frequenza ricorre il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Di sicuro colossi come Goldman Sachs e Jp Morgan, ma anche Morgan Stanley, risultano in prima fila e non perdono un colpo, tornando a realizzare utili clamorosi».
Dunque pare che la lezione non sia servita a nulla. In compenso gl effetti deleteri della bolla speculativa e del comportamento delle banche d'affari ha lasciato segni pesantissimi sull'economia reale. Dice Gianfilippo Cuneo: «Guardando il mercato dobbiamo constatare che siamo in presenza di una sovracapacità produttiva, di una assenza di investimenti, di ordini ridotti al lumicino. Le dirò di più: se si analizzano attentamente gli indicatori macroeconomici emerge un dato allarmante: l'ipotesi è che si stia andando verso un periodo di stagnazione prolungata. Anzi non è escluso che nei prossimi anni si debba convivere con la stagnazione».


Intanto i trader e le banche d'affari statunitensi tornano a fare utili. «E' vero, ma si tratta di una minoranza. Gli indicatori reali invece sono drammatici perché sono tutti in caduta e non ci sono segnali di ripresa vera. C'è una caduta del consumo dei beni durevoli. La gente tende a rimandare gli acquisti in attesa di tempi migliori». E le previsioni cosa dicono? «Nessuno osa pronunciarsi nel medio periodo perché abbiamo avuto in passato casi come il Giappone dove la recessione è durata dieci anni. E' un'ipotesi che non possiamo escludere». Nel libro-intervista, Tamburini le chiede perché il banco è saltato. «Era sparita la percezione del rischio, la capacità di misurarlo. Tutto ha funzionato fino a quando i valori hanno continuato a salire. E' come se fosse stato lanciato un razzo, che è salito fino a quando aveva carburante; poi a un certo punto è finito e il razzo è precipitato. I giochi sono terminati quando non c'erano più margini di crescita lasciando l'ultimo della serie con il fiammifero in mano acceso e ormai consumato». Che cpitolo aggiungerebbe al libro? «Se dovessi aggiungere un capitolo lo scriverei sulla stagnazione che ci accompagnerà nei prossimi anni. E' possibile che diventi un fenomeno di medio periodo come è avvenuto in altri paese». E' il capitalismo bellezza, aggiungiamo noi.

Pubblicato il 6/4/2010 alle 9.27 nella rubrica Comunismo.

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