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Anna Maria Merlo : Francia contro Germania, la crisi greca spacca la Ue

È scoppiata una crisi nella crisi che sta travolgendo la Grecia. Riguarda la coppia franco-tedesca. Potrebbe crearsi una crisi europea generale, proprio perché l'esplosione di divergenze tra le due principali economie del continente, non servirà certo a rassicurare i mercati, mentre l'euro è già sotto pressione.
È da tempo che l'economia francese si sta allontanando da quella tedesca. Da un lato deficit sempre maggiori, dall'altro una politica decennale di rigore, che ora sta dando i suoi frutti, in controtendenza con l'andamento delle altre economie dell'Euroland. La bilancia commerciale tedesca è in attivo di 135,8 miliardi di euro (dati 2009, è il secondo esportatore al mondo, dopo la Cina) e il peso di Berlino nel mercato interno della zona euro è salito dal 25 al 27%. Contemporaneamente, la Francia è calata dal 18,5 al 12,9% (l'Italia è crollata dal 17 al 10%) e accumula i deficit commerciali, oltre i 43 miliardi di euro nel 2009.


La ministra delle finanze francese, Christine Lagarde, ha accusato senza mezzi termini la Germania di portare danno alla coesione della zona euro, puntando tutto sull'export, al prezzo di comprimere i salari all'interno e di mantenere bassa la domanda interna. In sostanza, Lagarde afferma che l'eccedente tedesco non è altro che il deficit degli altri, visto che il 44% delle esportazioni tedesche sono verso i paesi della Ue. La buona salute della Germania sarebbe costruita tutta sul debito dei paesi più deboli. Lagarde è persino arrivata a suggerire a Angela Merkel la politica economica: deve abbassare le tasse per rilanciare i consumi interni, ha affermato (in Germania l'Iva è stata aumentata di 3 punti nel 2007 per diminuire i deficit). La Germania ha preso molto male queste critiche. Il Consiglio Ue del 25 e 26 marzo si annuncia molto caldo e teso.
La Francia prende le distanze dalla Germania con il rischio di rompere il tandem alla guida dell'Europa, perché vuole fare pressioni su Berlino, per evitare quello che Parigi considera il baratro assoluto per se stessa: perdere la classifica AAA delle agenzie di rating. La Francia pensa a sè e alle difficoltà a cui potrebbe trovarsi di fronte, se la crisi si estende, dopo i casi di Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia.
Ieri la Germania, che prima era ostile, ha cominciato ad accettare l'idea che la Grecia si rivolga all'Fmi. «Nel caso in cui si arrivasse a quella situazione - ha detto il portavoce dell'esecutivo Merkel, Ulrich Wilhelm, riferendosi a un'eventuale incapacità di Atene di rimettere in sesto le proprie finanze pubbliche - il governo tedesco non esclude il ricorso all'Fmi». La svolta dipende dal fatto che l'idea di creare un Fondo monetario europeo, vista con favore a Berlino - che voleva anche un «castigo» con la sospensione del diritto di voto per i paesi presi in fallo che poteva arrivare fino all'esclusione - è stata respinta dalla Francia, che non vuole altri strumenti di controllo dei deficit che vadano oltre il già vincolante trattato di Maastricht (che pure è stato allentato nella primavera del 2005 su iniziativa franco-tedesca).
Berlino, che è il primo contributore al bilancio Ue, ritiene di fare già abbastanza e come la formica della favola di Lafontaine più volte citata in questi giorni in Francia, non ha intenzione di mettere mano al portafoglio per le cicale del Club Med, oggi la Grecia, ma domani forse Portogallo, Spagna e Italia. La Francia, per il momento, si è allineata sulla Germania nel rifiuto di emettere delle obbligazioni europee.
Entrambi i paesi temono di dover pagare tassi di interesse più alti (i tassi greci sono del 3% più alti di quelli dei bond tedeschi a 10 anni). La Germania rifiuta ogni «politicizzazione» nell'interpretazione dei parametri ed è restia alla proposta francese di governance più coordinata, rifiutando persino una riunione d'emergenza dell'Euroland.
Anche il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, ieri si è sbilanciato a favore di un eventuale aiuto dell'Fmi: «Vorrei ricordarvi che la Grecia e tutti i paesi Ue sono anche membri dell'Fmi - ha detto a France 24 - Peraltro i paesi membri sono la maggior fonte di finanziamento dell'Fmi. Non è una questione di prestigio ma di vedere qual è il modo migliore per rispondere alla situazione».

Pubblicato il 8/4/2010 alle 9.46 nella rubrica Articoli.

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