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Sebastiano Canetta e Ernesto Milanesi : Veneto, anche l'evasione รจ fai-da-te

Torna a galla il peggior Veneto fai-da-te. Lo specchio pubblico riflette l'anima nera privata: un imprenditore di successo evasore totale; Guardia di finanza «infiltrata» come ai tempi di Tangentopoli; affari che vanno di pari passo con mazzette ed escort.
È il «sistema» che funzionava ad Arzignano, centro della provincia votato tradizionalmente alle concerie. Il procuratore della Repubblica Ivano Nelson Salvarani l'ha clamorosamente scoperto nell'indagine Dirty Leather. Tra gli atti (parzialmente secretati) emergono i dettagli di un apparato criminale capillare e trasversale; quanto normalmente accettato dai titolari di 150 aziende del distretto delle pelli. Salta fuori la complicità diffusa degli imprenditori della concia, che non si accontentano di evadere milioni di euro di Iva. E soprattutto l'inquietante connivenza di ispettori tributari utilizzati come estorsori. Il numero di indagati di questa nuova Tangentopoli vicentina è impressionante: 190 tra industriali, funzionari pubblici, finanzieri, iscritti nel registro degli indagati in meno di un anno.


Da queste parti è normale la contabilità «in nero» con la partita doppia a favore di chi dovrebbe effettuare i controlli. Si conciano le pelli, come si ammorbidiscono i controllori e si bilanciano le cifre. È così che si intraprende la moltiplicazione del proprio conto corrente, fino a diventare simboli da imitare. Basta girare mazzette alle fiamme gialle o ai dirigenti dell'Agenzia delle entrate. Serve la consulenza criminosa di un piccolo esercito di commercialisti e contabili (pubblici) assoldati per evadere il fisco. In cambio, ecco gli immancabili festini a base di escort, veline, modelle e ragazze immagine. Con le telecamere del «re delle pelli» di Arzignano pronte a riprendere ogni amplesso della «cricca» dei conciatori.
Un «sistema» che ha clonato illegalità, collusione, omertà e rapina dietro l'immagine virtuale del successo. Ora i protagonisti sfilano davanti agli inquirenti, che li hanno messi spalle al muro. Così quasi tutti ammettono, confermano, confessano. La Procura ha già «torchiato» i titolari della Marigraf di Chiampo, i dirigenti della Armando Pellizzari Srl e i manager del gruppo Mastrotto (azienda leader nel settore della concia: 2.100 dipendenti, 500 milioni di fatturato) che avrebbero ammesso 260 mila euro di tangenti.
Il 21 marzo la Guardia di finanza ha disposto la perquisizione degli uffici dell'Agenzia delle entrate Vicenza 2. E così, si è aperto anche il fascicolo di Roberto Soraci, 59 anni, responsabile della sede di via Mercato nuovo. I magistrati lo accusano di corruzione aggravata e continuata. Secondo quanto emerge dall'indagine in corso, Soraci sarebbe stato uno dei gestori del mercato delle tangenti «con il doppio incarico di quantificare l'entità del "pizzo" e saldare le indispensabili prestazioni degli ispettori deviati». Controlli addomesticati e abbondanti sconti sulle innumerevoli irregolarità fiscali delle aziende delle pelli. In cambio, avrebbe incassato tangenti per 200 mila euro.
Prima di lui, a febbraio, avevano confessato i colleghi Claudio De Monte e Filiberto Segantini, che da pensionato si stava godendo 150 mila euro guadagnati allo stesso modo. Il resto lo ha raccontato Marcello Sedda, commercialista di fiducia del gruppo Mastrotto che vantava rapporti «speciali» con i dirigenti dell'Agenzia delle entrate.
Luigi Giovine, 63 anni, ex comandante della tenenza della Finanza di Arzignano (arrestato per aver incassato 230 mila euro) è molto meno loquace. Forse perché grazie a lui i pm vicentini sono arrivati a incastrare Andrea Ghiotto, classe 1972, il «re delle pelli» di Arzignano e il presidentissimo del Grifo, società di calcio a 5 di serie A.
Gli ultimi sviluppi dell'indagine confermano il suo ruolo di «collettore» del sistema. Ma con il sequestro dei files contenuti nel suo computer potrebbero venire a galla responsabilità più pesanti. Prima di finire al carcere San Pio X nel dicembre scorso, Ghiotto alloggiava nella suite dell'hotel Principe ad Arzignano. L'aveva trasformata in uno studio di registrazione delle prestazioni sessuali «offerte» agli imprenditori, ora coperti dagli omissis nelle pagine dell'inchiesta Dirty Leather. I finanzieri hanno trovato un efficace sistema di telecamere nascoste che riprendeva gli incontri sessuali da diverse angolazioni.
«Erano filmati ad uso esclusivamente personale» giura Ghiotto. Ma il «re delle pelli» ha dovuto ammettere di aver ingaggiato decine di «ragazze» fin dall'estate 2008. «Mi sono costate più di 20 mila euro» ha precisato il 28 dicembre scorso ai magistrati. Adesso il database nel suo hard disk è stato affidato ai consulenti informatici. Il procuratore Salvarani spera di riuscire a identificare, uno per uno, gli «attori» delle orge riprese nella stanza del quartier generale di Ghiotto.

Pubblicato il 6/4/2010 alle 16.8 nella rubrica Articoli.

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