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Quando Colletti non era Colletti : Marx e la crisi del capitalismo

Nel linguaggio comune il termine “capitalismo” sta oggi ad indicare una situazione in cui materie prime, impianti e mezzi di lavoro di proprietà di uno o più imprenditori privati sono posti in azione e fatti funzionare da lavoratori in cambio di un salario. Il capitalismo è un sistema economico-sociale in cui alla proprietà privata dei mezzi di produzione da una parte, corrisponde dall’altra una massa di lavoratori salariati. 

 

 

Perciò il capitale non è un insieme di cose, ma un rapporto sociale : esso non è il semplice strumento di produzione, ma è la proprietà privata dei mezzi di produzione, proprietà che si produce e si incrementa attraverso la compravendita della forza lavoro. Il modo di produzione capitalistico è poi un fenomeno storico, un modo di produzione particolare nato nel tempo che in futuro potrebbe tornare a non essere.

Questa definizione tratta da Marx non è universalmente condivisa : ad es. per Bohm-Bawerk il capitale è qualsiasi cosa che serva come mezzo per procurarsene un'altra, un insieme di prodotti che servono da mezzi per l’acquisizione di beni, un insieme di prodotti destinati a servire ad una ulteriore produzione, un insieme di prodotti intermedi. Per Bohm-Bawerk il capitale è il mezzo di produzione come tale indipendentemente dai rapporti storici e sociali all’interno dei quali è adoperato. Dunque una produzione assolutamente senza capitale per Bohm-Bawerk non può esistere. Per lui il capitalismo non è un fenomeno storico, ma è un istituto che sussiste fin dai primordi del mondo, dal momento in cui si è passati alla produzione indiretta tramite strumenti. Secondo Schumpeter , Bohm-Bawerk aveva la necessità di descrivere le leggi generalissime che si manifestano in ogni sistema economico. Ma se ciò che differenzia i vari sistemi economici tra loro sono i diversi rapporti sociali all’interno dei quali viene prodotta la ricchezza, è evidente che le leggi comuni a tutti questi sistemi (potendosi ottenere solo con l’esclusione di ciò che li diversifica tra loro) non possono non ridurre l’attività economica a ciò che Marx chiamava il processo lavorativo semplice e cioè il semplice rapporto tra il singolo uomo e la natura. In altre parole la perdita della dimensione storica è in questo caso anche la perdita della dimensione sociale. Ciò spiega perché Bohm-Bawerk  debba sempre prendere le mosse da Robinson Crusoe ed anche perché, in polemica con Marx, egli debba tessere l’elogio del metodo individualistico da cui partono sia Smith che Ricardo. Per Bohm-Bawerk  quelle che Marx chiama robinsonate  sono lo scheletro dei processi economici di cui i fatti sociali sono solo esempi o illustrazioni. Le leggi fondamentali della vita economica e della produzione sociale sono ricavate analizzando il comportamento dell’uomo fuori della società, la quale è considerata un semplice coacervo di individui, una somma di entità che aggregandosi non subiscono alcuna alterazione. La conseguenza più importante di questo approccio è la difficoltà a concepire l’economia politica come una scienza sociale. Il sistema economico non è considerato fondamentalmente in termini di relazioni tra individui e individui (o tra classi), ma in termini di relazioni tra individui e cose. Così alla fine sia Robinson Crusoe, sia l’artigiano auto-impiegato, sia il lavoratore di una fabbrica guadagnano tutti salari ed il salario diventa una categoria universale della vita economica, anziché una categoria propria di una particolare forma storica di società. Autori come Bohm-Bawerk , Pareto, Marshall non hanno mai trattato del destino storico del capitalismo, in quanto per loro quest’ultimo è una struttura eterna del rapporto dell’uomo con la natura. La situazione cambia in qualche misura con Schumpeter che cerca di formulare una teoria pura economica delle variazioni che spostino il sistema economico da un equilibrio ad un altro (1911). Schumpeter riconosce da questo punto di vista il suo debito con Marx e con i classici i quali avevano una visione dell’evoluzione economica intesa come un processo distinto. Per Marx lo sviluppo economico non è un appendice alla statica economica, ma il tema centrale dell’economia : esso essendo mutevole muta anche il complesso della società. Dopo Schumpeter  nell’economia ortodossa c’è una maggiore attenzione al tema dello sviluppo, ma, come nel caso di Keynes, i concetti utilizzati non concernono la specificità del capitalismo, ma possiamo applicarli a qualsiasi tipo di società. Senza Marx e senza il movimento che da lui si è generato, non sarebbe stato possibile alcuna discussione sul destino del capitalismo.

 

Pubblicato il 29/7/2010 alle 12.10 nella rubrica Comunismo.

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