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Claudio Napoleoni : le crisi cicliche e la circolazione capitalistica

 

Quanto alle crisi cicliche che colpiscono periodicamente il sistema capitalistico, Marx ammette che esse sono fenomeni complessi che si producono per una serie di numerosi fattori : la crisi reale può essere spiegata per Marx solo con il reale movimento della produzione capitalistica della concorrenza e del credito, e cioè con i processi che caratterizzano l’intera struttura dei mercati e tutto il meccanismo finanziario che rende il sistema economico reale molto più complicato dei modelli analizzati da Marx. Per cui quest’ultimo può analizzare le crisi solo ad un alto livello di astrazione. A suo dire la forma generale con cui si manifesta la crisi nelle condizioni capitalistiche è quella di una interruzione nel processo di circolazione delle merci. Tale interruzione si ha nel momento in cui le due fasi della domanda e dell’offerta (Marx dice della compra e della vendita) si separano ed entrano in contraddizione tra loro : se A vende e poi non riesce a comprare da B a sua volta B non essendo riuscito a vendere ad A non può comprare da C e così via. In passato le crisi erano sempre sinonimo di carestia, cioè di insufficienza dell’offerta, della produzione. Adesso invece la crisi è crisi di sovrapproduzione che vede da un lato merci invendute e dall’altro bisogni insoddisfatti. 



Ma quale è la causa di tale separazione tra l’acquisto e la vendita ? Marx critica gli economisti che vedono la causa della crisi in questa separazione, in quanto la separazione è la forma generale della crisi, non ne è la causa. La possibilità della crisi è già contenuta nella circolazione semplice (M-D-M), cioè dovunque, dal semplice baratto (M-M) si sia passati a forme più sviluppate dello scambio e quindi alla comparsa del denaro che ha la funzione di separare nel tempo e nello spazio l’acquisto dalla vendita. Il produttore in questo caso non deve andare più in cerca (come nel baratto) di chi abbia ciò che egli desidera e che contemporaneamente desideri ciò che egli ha. Grazie al denaro egli può vendere il suo prodotto quando è pronto e acquistare ciò di cui ha bisogno quando gli pare. Se non che se la circolazione semplice delle merci contiene già la possibilità di una interruzione nel processo di scambio, essa non contiene alcuna causa reale perché tale interruzione si verifichi di fatto ed in forma generalizzata. Prova ne sia il fatto che, mentre non c’è crisi senza circolazione delle merci e del denaro, c’è stata invece circolazioni delle merci e del denaro molto tempo prima della produzione capitalistica e senza che si siano mai manifestate crisi. La mancata distinzione tra produzione mercantile semplice e produzione capitalistica è la ragione della differenza tra Marx e gli economisti classici, ed al tempo stesso la ragione del fatto che questi ultimi tendano a negare il fenomeno delle crisi. Uno degli esempi più significativi a questo riguardo è la legge degli sbocchi di Say, dove la giusta tesi che le crisi e la sovrapproduzione sono improbabili nella produzione mercantile semplice, diventa la falsa tesi che la crisi e la sovrapproduzione sono impossibili anche nelle condizioni storiche capitalistiche, al costo notevole di negare la specificità stessa della produzione capitalistica. Per Marx la circolazione del denatro come capitale contiene non solo la possibilità della crisi (come nel caso della circolazione semplice) ma anche la causa che la traduce in atto. Nel modello di circolazione capitalistica (D-M-D’) basta anche una riduzione del surplus di valore mediante cui D diventa D’ (che è l’incentivo della produzione capitalistica) perché il possessore del denaro (inteso come capitale) torni a considerare seriamente se valga la pena o meno che egli metta il suo D in circolazione, ovvero che egli investa il suo denaro nell’acquisto dei valori del processo produttivo (forza-lavoro e mezzi di produzione).

Pubblicato il 11/8/2010 alle 11.39 nella rubrica Comunismo.

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