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Boyer : cicli economici Juglar e cicli Kondratiev

 

È la notevole ripetizione relativamente periodica delle crisi e delle fluttuazioni di questo tipo che Marx ed Engels avevano notato sin dal 1848 e che ha condotto l’economista francese Juglar a descrivere per primo nel 1860 la crisi come momento di cicli economici successivi, che saranno designati anche come cicli classici i cicli Juglar. Si lavora sulla base dell’analisi di serie statistiche cronologiche essenzialmente di prezzi. L’espansione nel lungo periodo. L’espansione nel lungo periodo è da allora riconosciuta come ritmata da cicli relativamente regolari di una ampiezza che va da 6 a 11 anni. Perciò la comparsa di crisi tende ad essere considerata una componente normale del movimento economico delle economie capitaliste. Tuttavia la periodicità dei cicli non è rigorosa ed i cicli stessi non sono identici né ella forma né nella durata. Alcuni piuttosto che parlare di cicli veri e propri, parlano di ricorrenze, o di oscillazione ossia di ricorrenza sistematica non necessariamente ciclica. Altri studi con statistiche più minuziose confermano l’esistenza di cicli anche se contestano la periodicità rigorosa. Inoltre l’interpretazione delle serie storiche è guidata da domande, da ipotesi e da schemi di analisi. Esse devono essere costruite per poter essere spiegate e poi ricostruite. Le crisi presentano ognuna caratteri specifici che variano secondo il carattere espansionistico o secondo la natura dei settori trainanti che giocano il ruolo principale ed hanno anch’essi dei propri specifici cicli. Cambia infine il paese che per primo entra in crisi e a partire dal quale la crisi si propaga internazionalmente attraverso la riduzione degli scambi commerciali e finanziari. Tuttavia propagandosi il ciclo si modifica. Il paese che entra in crisi per primo è generalmente, ma non sempre, quello del sistema economico dominante : dunque dell’Inghilterra nel 1800 e degli Usa nel 1900. È dunque il peso dell’economia dominante che trascina gli altri paesi nella crisi. Fino a quella del 1866 le crisi erano essenzialmente francesi ed inglesi, mentre dal 1870 in poi il processo di industrializzazione diventa principalmente americano e tedesco.

Quanto alla datazione delle crisi si dovrebbe adottare la seguente regola : la crisi è datata dal momento in cui si vede l’esplosione del fenomeno che fa da detonatore nel paese che si trova ad esserne il primo focolaio. La crisi del 1866 comincia in Inghilterra con la cessazione il 1 maggio dei pagamenti di una delle più importanti banche inglesi che trascina con sé il crollo del sistema creditizio e l’arretramento dell’attività industriale. Quanto ai cicli essi vengano datati da crisi a crisi, in quanto la ripresa, fenomeno graduale, è di datazione più difficile. La crisi diventa la vera unità di tempo economica e bisogna interrogarsi sulla loro apparente scomparsa dopo la seconda guerra mondiale. 


 

Diversi decenni dopo la scoperta di Juglar aveva messo in luce la periodicità delle crisi classiche, fu ipotizzata l’esistenza di fluttuazioni di tutt’altra ampiezza (quasi secolare) in particolare dall’economista russo Parvus, discepolo di Marx, nel 1896 e poi da Aftalion nel 1913 e Simiand nel 1931. Ma si attribuisce all’economista sovietico N. D. Kondratiev la prima grande sintesi sull’esistenza di movimenti lunghi e concordanti dei prezzi e della produzione, sulla base dell’analisi approfondita dell’evoluzione economica di diversi paesi industrializzati. Oggi si parla di cicli Kondratiev. Gli autori sopra citati hanno messo innanzitutto in evidenza grandi ondate nei movimenti dei prezzi : aumento generalizzato dei prezzi dal 1789 al 1816, caduta generale dal 1816 al 1850, aumento generalizzato dal 1850 al 1873, caro generale dal 1873 al 1896, nuovo aumento dal 1896 al 1914, nuovo calo dal 1920 fino al 1939. Poi si è mostrata un’altra corrispondenza tra il movimento dei prezzi e quello della produzione (Kondratiev) e tra il movimento combinato di questi due con quello del volume del commercio internazionale (Mandel).

Questo tre elementi la produzione agricola ed industriale, i prezzi (compreso tasso di salario e tasso d’interesse) e il livello del commercio estero, registrerebbero una successione di periodi di espansione prolungata di circa 25 anni e di periodi di depressione prolungata di durata approssimativamente simile. Questi periodi sono designati fase A e fase B dei cicli Kondratiev. Per ciò che concerne la produzione, le fasi B non sono dei periodi di calo in assoluto (come nel caso dei cicli Juglar), ma dei periodi di crescita rallentata in rapporto a quella delle fasi A che le precedono. Così per l’Inghilterra il tasso di crescita medio annuo passa dalla fase A alla fase B dal 4,6% all’1,2  nel secondo ciclo lungo e dal 2,2% all’1,2% per il terzo ciclo lungo ( mentre il tasso di disoccupazione cresce rispettivamente dal 3,7% al 5,1% e dal 3,4% all’8,7%).

Il movimento delle onde lunghe non presenta regolarità assoluta né nell’ampiezza, né nella tendenza ascendente o discendente, poiché le fasi A e B non solo si sovrappongono ai cicli Juglar, ma sono da questi realmente modellati. Schumpeter ha dimostrato che la forma dei Juglar si differenzia secondo la fase dei cicli Kondratiev in cui essi si situano : le fasi A appaiono la risultante di anni di espansione più numerosi e più vivaci delle fasi B e generalmente in una fase Kondratiev si trovano tre fasi Juglar. Ed è possibile operare una datazione delle fasi dell’onda lunga proprio a partire dai cicli classici dell’economia dominante di crisi in crisi. Ma in effetti la depressione prolungata è avvertita dai contemporanei come se cominciasse con l’entrata in fase di depressione di un ciclo classico e finisse con una ripresa. Così del resto gli storici delimitano la grande depressione alla fine del 1800 : dal 1873 (crisi) al 1895 (ultimo anno della depressione del ciclo classico).

Nella storia del capitalismo fino alla seconda guerra mondiale sono stati individuati tre cicli Kondratiev :

·         Primo ciclo con fase A dal 1789 al 1816 e fase B dal 1816 al 1847

·         Secondo ciclo con fase A dal 1847 al 1874 e fase B dal 1874 al 1896

·         Terzo ciclo con fase A dal 1896 al 1920 e fase B dal 1920 al 1945

Si vedrà che la congiuntura di crisi all’inizio degli anni’70, dopo un lungo periodo di crescita durato 25 anni, tenderebbe ad accreditare l’idea secondo la quale ci troviamo di fronte a due fasi classiche di un quarto ciclo Kondratiev.

 

Pubblicato il 5/8/2010 alle 16.47 nella rubrica Comunismo.

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