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Ma cos'è questa crisi : Boyer su tre temi accanto a quello del sottoconsumo

 

La teoria delle crisi avrà numerosi sviluppi alla fine del 1800 e l’inizio del ‘900. Tutti gli autori interessati cercano di spiegare le crisi e le fluttuazioni sulla base di un fattore esplicativo spesso pertinente ma non sufficiente, iscritto in un insieme teorico specifico o debolmente collegato allo schema analitico delle grandi scuole di pensiero. 




Oltre alle tesi concernenti il sotto-consumo operaio (Hobson) possono essere individuati tre principali temi :

1.      La questione del risparmio e del credito. Tugan-Baranovskij, che insiste sul ruolo della produzione dei mezzi di produzione nello svolgimento del ciclo, propone una spiegazione delle crisi fondata su di un processo di sovracapitalizzazione rispetto al risparmio disponibile a mano a mano che avanza l’espansione. Non vi sarebbe dunque una tendenza all’eccesso di risparmio, ma al contrario una insufficienza di risparmio, tenuto conto del livello dell’investimento. In altre parole il sistema economico sarebbe incapace di agiustare il flusso di risparmio alle esigenze dell’accumulazione, esigenze crescenti lungo il periodo di espansione, mentre per Tugan è l’ammontare dei fondi dei capitali disponibili che determina il livello dell’investimento. Questo tipo di impostazione però ipotizza che il processo di formazione del risparmio e quello dell’investimento siano perfettamente distinti, cosa assolutamente non ovvia. Alcuni hanno ripreso questo schema completandolo con l’introduzione del credito bancario : nella misura in cui le imprese che investono fanno ricorso a denaro a credito fornito dal sistema bancario (e suscettibile di sostituire il risparmio), questo può venire meno (Wicksell, Fisher, von Mises, Robertson). In regime di goldstandard in particolare, il sistema bancario può essere indotto a giudicare eccessiva l’espansione del credito ed a frenarla (con il razionamento o con l’aumento del tasso d’interesse) qualora l’espansione giunga ad avere una copertura insufficiente ed emerga un abuso di credito. Keynes capovolgerà questo tipo di analisi mostrando il ruolo primario dell’investimento ed il ruolo secondario del risparmio : grazie al suo effetto moltiplicatore del reddito ogni incremento dell’investimento tende sotto certe condizioni a creare alla fine del periodo un eguale ammontare di risparmio indotto (sul reddito distribuito attraverso questa spesa).

2.      La questione dell’aggiustamento delle capacità produttive. La questione della sovracapitalizzazione viene affrontata da un altro punto di vista analitico complementare a quello di Marx, dall’economista francese Aftalion : in periodo di espansione, l’investimento netto (accrescimento delle capacità produttive è per Aftalion suscitato dalla crescita della domanda finale. Ma a causa di necessari sfasamenti temporali, dato che la fabbricazione di beni capitali richiede tempo (secondo il principio del ritardo di investimento), l’investimento stesso nel momento in cui alimenta l’espansione produce a termine una situazione di sovracapacità (sovracapitalizzazione) questa volta in rapporto alla domanda. Questa situazione è generatrice di crisi per via della sovrapproduzione che essa comporta. La creazione delle capacità produttive in un’economia di imprese private non coordinate, potrebbe non risultare proporzionale all’evoluzione della domanda. Da questa osservazione è nato il principio di accelerazione (Aftalion e Clark) che rappresenta la prima funzione di investimento, ossia la prima relazione formale tra l’investimento e la produzione elaborata nella storia della teoria economica. Questo principio fortemente semplificatore si basa sul fatto che la domanda di beni di investimento da parte degli imprenditori sarebbe funzione della sola domanda dei prodotti finali, cioè sarebbe una domanda derivata, indotta da questa domanda finale. Di qui, se l’investimento è proporzionale alla variazione della domanda, la variazione dell’investimento di un periodo sull’altro è anch’essa proporzionale alla variazione del ritmo di questa domanda. Ciò si traduce in un azione fortemente amplificatrice dell’innalzamento della domanda di beni di consumo su quella dei beni di investimento. Questa azione condurrebbe al sovrainvestimento e quindi alla sovracapitalizzazione man mano che l’espansione progredisce e poi al contrario all’arretramento brusco dell’investimento nella depressione.

3.      La questione dell’innalzamento dei costi nell’espansione. Questa tesi del francese Jean Lescure sottolinea il ruolo dell’aumento dei costi nel corso dell’espansione e il suo effetto negativo sull’evoluzione del tasso di profitto atteso. Così, al termine di un periodo di sviluppo, i costi di impianto e i prezzi di produzione salirebbero più dei prezzi di vendita, il che non permetterebbe più agli imprenditori di attendersi dalle loro nuove imprese un tasso di profitto sufficiente. Ciò deriverebbe dall’aumento (nettamente superiore a quello degli altri settori) dei prezzi di prodotti di base minerali e metallurgici che registrano una domanda crescente eccezionalmente intensa nel corso dell’espansione. Deriverebbe anche dall’aumento dei tassi d’interesse (più rapido di quello del prezzo delle merci) sotto l’effetto delle tensioni sul mercato finanziario (il risparmio sembra insufficiente solo perché il tasso d’interesse cresce) e dall’innalzamento del tasso di salario unito alla flessione del rendimento della manodopera a mano a mano che l’espansione conduce ad una situazione vicina al pieno impiego. L’aumento dei prezzi di vendita non basta a compensare l’aumento dei costi, di modo che la caduta dei profitti precede quella dei prezzi ed annuncia la crisi. Vi è qui un fattore esplicativo che completa l’analisi della sovrapproduzione in rapporto alla domanda effettiva.

Pubblicato il 10/8/2010 alle 16.56 nella rubrica Comunismo.

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