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1929 : la tesi di Galbraith

L’economista americano J. K. Galbraith s’impegna invece a costruire una spiegazione a partire da alcuni tratti che lui considera tipici del capitalismo americano degli anni ’20. Per Galbraith lo scatenamento della crisi si deve essenzialmente al divario che si è spalancato, tra il 1919 e il 1929, tra l’incremento della produttività del lavoro industriale (più 43%) e la quasi stagnazione dei salari e dei prezzi. Ne è risultato un forte aumento dei profitti che ha sostenuto la spesa delle classi agiate, ha alimentato la speculazione di borsa ed incoraggiato un livello di investimento elevato (la produzione di beni strumentali crebbe ad un tasso del 6,4%) mentre i consumi popolari salivano appena. In un simile contesto in cui l’investimento produttivo era stimolato esso stesso dalla speculazione, il ritmo della produzione industriale giunse a superare la domanda di beni di consumo e la stessa domanda di beni strumentali. Di qui l’arretramento del tasso di profitto e la frenata brusca delle spese d’investimento, che generò a sua volta una contrazione della domanda e della produzione, scatenando la crisi secondo lo schema classico ma con una violenza eccezionale. L’ampiezza ineguagliata della crisi è stata determinata per Galbraith da questi tre fattori :

·         La distribuzione notevolmente diseguale dei redditi (il 5% della popolazione aveva il 33% del reddito totale), cosa che rendeva l’economia dipendente da spese di lusso e/o da un alto livello d’investimento

·         La forma dominante delle strutture industriali sortisce effetti perversi in una congiuntura speculativa : le holding stornano dall’investimento i profitti delle imprese dei loro gruppi per pagare dividendi sufficienti, il che accentua la spirale deflazionistica

·         Il carattere non pertinente delle misure di politica economica, le quali per bloccare la deflazione, aumentano i dazi doganali, ricercano sistematicamente il pareggio di bilancio, rifiutano politiche fiscali e monetarie

 

 

 

Bisogna poi aggiungere il ruolo dei fattori monetari e finanziari : da una parte il crack finanziario con la speculazione ha amplificato la crisi industriale. D’altra parte il crollo del sistema monetario internazionale nel 1931, mettendo in discussione i mezzi di pagamento internazionali e la capacità di creare nuova liquidità, minacciava il finanziamento degli scambi e dunque il livello dell’attività economica mondiale : il crack era conseguenza della crisi ma ne estendeva l’ampiezza.

 

Pubblicato il 30/8/2010 alle 9.26 nella rubrica Comunismo.

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