Blog: http://pensatoio.ilcannocchiale.it

L'analisi marxista francese della stagflazione

In Francia gli economisti che si rifanno a Marx si dividono in due correnti :

·         Il gruppo di de Bernis secondo il quale bisogna iniziare da due leggi del profitto e cioè la tendenza all’uniformità dei tassi di profitto di Ricardo e la caduta tendenziale del tasso di profitto di Marx. Il modo di regolazione che garantirebbe l’equilibrio sarebbe costituito dall’articolazione della tendenza all’uniformità e dello sviluppo delle controtendenze alla caduta dei tassi di profitto nella misura in cui esse condizionano il processo di accumulazione del capitale. Ognuna di queste leggi si incarnerebbe in forme specifiche a ciascuno dei periodi lunghi di crescita, ossia in istituzioni regolatrici in grado di giocare il ruolo di procedure sociali necessarie al funzionamento ed alla dinamizzazione dell’economia. La crisi esploderebbe nel momento in cui la legge di uniformazione fosse messa in causa e le controtendenze alla legge della caduta tendenziale non funzionassero più, con la distinzione classica tra crisi regolatrici (le crisi classiche) legate all’insufficiente efficace delle procedure di regolazione (da cui la caduta del tasso di profitto) e crisi del sistema di regolazione (o grandi crisi) come l’attuale, quella degli anni 1921-1933 e quella della fine del XIX secolo (1873-1896). Crisi caratterizzate nello stesso tempo sia dalla caduta dei tassi di profitto, sia dalla messa in discussione della tendenza alla loro uniformazione nella misura in cui questa traduce dei movimenti necessari di capitale da un settore all’altro.

·         Gruppo di Barrere-Kebad-Weinstein. La loro interpretazione parte dalla specificità del capitalismo del dopoguerra, specificità risiedente in due elementi, da una parte l’esistenza di un regime di accumulazione intensivo del regolazionismo, da un’altra parte la messa in atto di rapporti e di forme strutturali istituzionalizzate che comportano negazione dei caratteri capitalistici. Si tratta di forme pubbliche di proprietà, riconoscimento dei diritti dei lavoratori etc., insieme di rapporti e di forme strutturali che rivelerebbe la presenza di una logica non operante a favore del profitto del capitale, manifestando anche una perdita di sostanza del capitalismo o ancora dell’espansione delle attività non mercantili legate in particolare all’assunzione su di sé da parte della collettività delle spese sociali. La messa in causa del modo di regolazione da parte statale di questi due spazi considerati come contraddittori avrebbe condotto alla crisi : l’economia mercantile capitalistica incontrerebbe limiti nuovi e forti, tenuto conto della pressione considerevole delle interdipendenze economiche e dei bisogni di attività non mercantili. Questa impostazione ha il merito di sottolineare l’importanza crescente di settori non lucrativi e del ruolo dello stato (che altri autori hanno analizzato in termini di crescita dei lavoratori improduttivi o della crisi dello stato assistenziale), ma è lecito dubitare del carattere di negazione della logica del profitto che tali attività porterebbero in sé. In realtà esse sono state instaurate storicamente sotto la spinta di conflitti sociali per permettere il perseguimento dell’attività del capitale privato in una abile divisione dei compiti ( e del resto queste attività sono state sempre meno importanti negli Usa) e piuttosto che una perdita di sostanza del capitalismo si potrebbe scorgervi una fantastica capacità di adattamento di questo sistema.

 

 

Pubblicato il 10/9/2010 alle 10.23 nella rubrica Comunismo.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web