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Rosier : Onde lunghe e ordine produttivo

Il problema del trattamento pertinente dei dati statistici è essenziale per analizzare in modo serio i ritmi economici. L’identificazione delle crisi classiche Juglar del 1800 e del 1900 sulla base di criteri precisi (livello di produzione, di prezzi e profitti, disoccupazione) rende il loro riconoscimento (fondato su interpretazioni teoriche rigorose) relativamente solido e poco contestabile. Non è questo il caso delle fluttuazioni lunghe la cui iniziale messa in evidenza ha suscitato controversie ed inoltre ha indotto in Urss l’esigenza di perseguitare Kondratiev. Si sa e bisogna tenerlo presente che, anche sulla base di serie lunghe pertinenti ed affidabili, la loro interpretazione non si pone in modo necessario. Esse infatti devono essere in un certo senso costruite per essere spiegate e spiegate per poter essere costruite. Analisi statistica ed analisi storica devono di conseguenza essere costantemente legate. E si potrà parlare di onde lunghe solo se si mettono in evidenza non solo fluttuazioni ripetitive e relativamente regolari nella loro ampiezza, ma anche ripetitive nei grandi processi esplicativi. Trattandosi di un ritmo di capitalismo produttivo successivo all’inizio del 1800, possono essere considerati pertinenti solo indicatori propri della sfera capitalistica dell’economia interessate (ad es. indicatori dell’attività industriale) e ciò solo per i paesi veramente industrializzati o in via di industrializzazione  rapida. Emerge dalle principali teorie della crisi contemporanea che oggi, più che di apportare una prova irrefutabile dell’esistenza dei movimenti lunghi, si tratta di proporne una interpretazione coerente di forte valore euristico, capace di spiegare la successione storica di periodi di espansione prolungata e di periodi di crescita rallentata. Se vi è un terreno di convergenza dei diversi approcci sta proprio nel riconoscimento di questa successione in cui è rifiutata ogni idea di meccanicismo e sono indagati i fattori complessi che gradualmente mettono in discussione le modalità dell’accumulazione, caratteristiche dei periodi di espansione lunga. Questa convergenza può essere interpretata come un riconoscimento del fatto che un ritmo lungo costituisce uno dei caratteri più importanti della dinamica economica del capitalismo.

 

 

A partire da qui l’analisi proposta si articola intorno alla nozione di ordine produttivo indicando con ciò l’insieme dei fattori che operano nel sistema per consentire la sua efficacia economica durante lunghi periodi di accumulazione relativamente regolari. Questo concetto intende sottolineare l’esistenza necessaria di un ordine globale e relativamente coerente, capace di superare per un periodo di tempo le contraddizioni di un sistema attraversato da interessi divergenti di modo che possano aver luogo nel lungo periodo la produzione di surplus economico e l’accumulazione del capitale. Il concetto globale di ordine produttivo raggruppa diverse componenti che al tempo stesso specificano le condizioni dell’accumulazione e della crescita e corrispondono a grandi fattori esplicativi delle evoluzioni osservate.

 

Pubblicato il 20/9/2010 alle 9.36 nella rubrica Comunismo.

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