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Nuovi modi di regolazione internazionale dei flussi economici

Nel 1800 e fino alla crisi del 1929 (capitalismo concorrenziale) la regolazione in intenzionale dei flussi economici avveniva attraverso il gioco del tasso di profitto, il cui livello suscita spostamenti di capitali tra i settori) e quello delle crisi classiche. Ma queste ultime possono esercitare un luogo regolatore, tenuto conto del loro grande costo sociale, solo se gli Stati intervengono :

·         Per mantenere l’ordine contro le rivolte popolari provocate dalla disoccupazione e dalla miseria operaia che accompagnano queste crisi

·         Per prendersi carico di numerose infrastrutture collettive necessarie all’espansione industriale

·         Per estendere aprire e proteggere i mercati (politica coloniale, accordi commerciali, protezionismo)

Dalla grande crisi degli anni ’30 emerge un modo di regolazione molto più complesso,questa volta in larga misura intenzionale e che tenda ad eliminare le crisi nella loro forma classica così come le tensioni sociali troppo forti dato che il loro costo economico e sociale diventa insopportabile e costituisce un grosso fattore di rischio per il sistema stesso. Ancora una volta gioca una combinazione di effetti già menzionati :

a.       Al livello del modo di accumulazione del capitale. Si tratta della strutturazione dell’industria in oligopoli stabilizzati, forma regolatrice per natura. Si tratta anche del fordismo, una nuova forma di articolazione tra organizzazione del lavoro, salario e consumo. Si tratta ancora delle forme date al rapporto di lavoro salariato dalla divisione tecnica del lavoro della quale un certo numero di autori ha evidenziato il ruolo di controllo sociale.

b.      Al livello del tipo di crescita, un potente effetto di regolazione e di integrazione sociale è esercitato dall’articolazione tra modo di lavoro (universo della produttività) e modo di vita (universo del consumismo). In ciò che concerne infine il modo di organizzazione delle relazioni internazionali ed il sistema monetario internazionale, un effetto regolatore sarà esercitato dal sistema di Bretton Woods.

Ma a questi effetti della struttura stessa del sistema economico nelle sue forma particolari vengono ad aggiungersi ed a combinarsi gli effetti regolatori intenzionali degli interventi degli stati. La novità non è l’intervento in se stesso che è congenito al sistema, ma la sua ampiezza, il suo carattere sistematico, il fatto che si serva di strumenti di analisi perfezionati (contabilità nazionale, modelli macroeconomici) e questo specialmente in due campi e cioè quello delle nuove politiche economiche di ispirazione keynesiana concepite per regolare la congiuntura utilizzando le spese pubbliche in senso anticiclico, e poi quelle delle politiche sociali, oggetto delle quali è un accollamento alla collettività di una larga parte del costo della gestione globale delle forze di lavoro (sicurezza sociale, assegni familiari, indennità di disoccupazione, formazione professionale).

 

Pubblicato il 23/9/2010 alle 9.43 nella rubrica Comunismo.

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