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Rosier : le grandi crisi come mutazioni delle forme dell'ordine produttivo

Le forme che caratterizzano un ordine produttivo sono operanti nella misura in cui permettono lo svolgimento di un periodo lungo di accumulazione, ma lo studio della fase contemporanea mostra che il successo stesso di queste forme che tende a metterle progressivamente in discussione, suscitando l’apparizione di nuove contraddizioni. Sono queste ultime, quando una di esse raggiunge il parossismo, rendendo aleatorio il prelievo del surplus, a provocare l’inversione lunga della congiuntura.

 

 

Su questa base si possono interpretare le depressioni lunghe, o grandi crisi, come crisi di mutazione delle forme che, specificando un ordine produttivo, hanno consentito la fase di espansione. Affinchè il sistema possa perdurare, queste forme devono cambiare. La depressione lunga diventa di conseguenza fase di genesi di forme nuove. E si vede che ogni fase del movimento (espansione e depressione) produce dialetticamente la successiva. Tali forme nuove devono essere suscettibili di organizzarsi in un nuovo ordine produttivo coerente, capace di superare per una fase le nuove contraddizioni e di conseguenza di instaurare nuovi mezzi atti ad estrarre durevolmente un surplus economico sufficiente. Questa è la funzione svolta di fatto dalle depressioni lunghe, quale si ricava dall’analisi. Non vi è però nessuna necessità che questa ricerca vada a buon fine ed in particolare non ve ne è nessuna strutturale.

L’analisi dei ritmi lunghi rifiuta di conseguenza qualsiasi idea di meccanicismo. Ciò significa in particolare che la fuoriuscita da una depressione lunga non è necessariamente nel sistema. Essa potrebbe anche dare luogo ad un cambiamento di sistema, all’innesco di una transizione fuori dal capitalismo. Il ritmo lungo storicamente osservato diventa alternanza di operatività di certe forme, rimessa in discussione e produzione di forme nuove.

 

Pubblicato il 24/9/2010 alle 9.56 nella rubrica Comunismo.

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