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Rosier : le insidie derivanti dal sistema finanziario intermazionale

È in realtà prematuro una uscita dalla crisi senza valutare preliminarmente i rischi che la situazione monetaria e finanziaria internazionale fa correre all’economia mondiale. Si è potuto parlare di capitalismo da casinò per indicare l’evoluzione verso una vera e propria frenesia speculativa che induce i detentori di capitale a disinteressarsi dell’investimento produttivo per realizzare profitti facili giocando sullo scacchiere delle piazze finanziarie internazionali.

Si assiste così ad un vero sganciamento del finanziario dall’economico ed all’affermazione di un’economia speculativa. La straordinaria crescita dell’attività finanziaria internazionale contrasta sempre più fortemente con la relativa stagnazione dell’attività economica. Essa però è il logico prodotto di una situazione economica originale dove sullo sfondo, collegato alla crisi, vi è la costituzione di una economia di indebitamento internazionale, un’economia internazionale allo scoperto, nello stesso tempo in cui cala la redditività media dell’investimento industriale. Su questa base interviene la transnazionalizzazione delle imprese industriali e commerciali come delle banche delle istituzioni finanziarie, unita alla generale de regolazione dall’abolizione dei cambi fissi e del controllo dei cambi fino alla totale liberalizzazione delle attività bancarie e dei mercati finanziari. In questo contesto ogni impresa (grazie all’informatizzazione delle operazioni bancarie e delle telecomunicazioni) può giocare direttamente e con estrema rapidità i suoi fondi disponibili o gestire i suoi debiti e modificare i suoi impieghi intervenendo su una qualsiasi delle grandi piazze finanziarie del pianeta. Ne deriva una mondializzazione dei mercati finanziari e monetari accoppiati tra loro da una gamma sempre più ampia di nuovi prodotti finanziari, i quali sono frutti di molteplici innovazioni finanziarie derivanti dalla situazione di indebitamento e dalle strategie e dal conflitto dei capitali. Essi sono continuamente adattati ad una situazione di instabilità dei tassi di cambio e dei tassi d’interesse. Ogni forma di crediti o di debiti a breve o a medio termine può essere oggi negoziata. Su questo mercato dotato di rapida velocità di reazione, sono in tal modo offerte innumerevoli possibilità per speculare su tassi d’interesse, indici di borsa e monete.

Questo movimento ascendente della finanza internazionale e la sua relativa autonomizzazione in rapporto all’attività economica costituiscono un grande fattore di instabilità nella misura in cui il sistema monetario e finanziario non è più regolato. Tale sistema si trova costantemente alimentato dal comportamento dell’economia Usa, collocata al centro dello scacchiere occidentale. Il gigantesco deficit della bilancia delle partite correnti, frutto della politica di bilancio dell’amministrazione Reagan (alleggerimento fiscale senza riduzione della spesa pubblica) ha condotto ad un indebitamento estero massiccio degli Usa quasi equivalente all’insieme del debito nel terzo mondo ed ha sostituito al risparmio nazionale deficitario un risparmio estero. Questo processo si è potuto sviluppare in quanto gli Usa, paese che emette la moneta internazionale di fatto, prendono prestiti nella loro stessa moneta e si trovano quindi dispensati (almeno per qualche tempo) dal vincolo di equilibrio con l’estero degli altri paesi.

Mentre il sistema monetario internazionale ha funzionato in modo relativamente efficace fino all’inizio degli anni ’70, contribuendo all’espansione senza precedenti dell’economia occidentale, il suo disordine accompagna e rafforza la depressione odierna. Ciò che si ricerca in un sistema monetario è la stabilità o almeno l’emissione di informazioni che diano la possibilità di prevedere la sua evoluzione per adattarvi le strategie economiche. Ciò che caratterizza la finanza internazionale attuale è al contrario la volatilità delle monete, l’esistenza di fluttuazioni forti frequenti ed imprevedibili del prezzo del denaro. Se l’espansione della finanza internazionale può spiegarsi in parte con un declino della redditività dell’investimento industriale, all’opposto, l’evoluzione del sistema monetario internazionale tende oggi a frenare l’investimento produttivo ed a rafforzare le tendenze speculative : una parte notevole dei margini di profitto delle imprese sono oggi dei profitti finanziari.

 

 

Se si aggiunge che quest’economia speculativa si svolge in una congiuntura deflazionistica (con un calo accentuato dei corsi dei prodotti di base o dei prezzi) si può ritenere che l’economia occidentale si trova di fronte ad un dilemma :

·         O vengono messe in atto delle riforme concertate ( i cui elementi di base dovrebbero essere la fissazione di zone di variazione dei tassi di cambio delle monete chiave e di un livello superiore della variazione dei tassi d’interesse) inizialmente dal gruppo dei paesi leader per tentare di riprendere il governo di un sistema monetario e finanziario che sfugge ad ogni controllo e rischi di collassare.

·         Oppure non viene posta in essere nessuna forma di controllo ed allora la probabilità che la grande crisi si faccia avanti è elevata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato il 30/9/2010 alle 9.21 nella rubrica Comunismo.

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