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Il capitalismo e la crisi : Bernstein e Cunow

Per Bernstein è vano attendersi la crisi generale del capitalismo.  La teoria di Marx è incompleta e contraddittoria, in quanto egli critica il sottoconsumismo di Rodbertus, ma alla fine elabora una teoria sottoconsumistica. In primo luogo non vi è alcun segno che possa far prevedere una catastrofe imminente  del sistema. In secondo luogo le crisi non si sono aggravate ma si sono fatte più rare e meno acute. Di contro lo sviluppo del credito, l’ampliamento dei mezzi di comunicazione e la formazione di cartelli e trust hanno moltiplicato gli strumenti di autoregolazione e di controllo a disposizione del capitalismo. La stagione tempestosa del capitalismo è ormai alle spalle e le folli esplosioni di speculazione commerciale sono fenomeni caratteristici solo degli albori dell’era capitalistica. Quanto più vecchio è un ramo di produzione dell’industria moderna, tanto più il momento speculativo cessa di svolgere un ruolo determinante, giacchè si fa più preciso il controllo ed il calcolo delle oscillazioni del mercato. Lo squilibrio tra domanda ed offerta e la conseguente sovrapproduzione sono mali curabili : la diffusione della democrazia, le lotte per le riforme e le battaglie sindacali ridurranno le differenze sociali eliminando alle basi stesse lo squilibrio tra produzione e consumo che è all’origine delle crisi. Per Bernstein la nazione tedesca ha raggiunto una posizione in cui i diritti della minoranza proprietaria hanno cessato di costituire un ostacolo al progresso sociale, in quanto non esiste più una tendenza irreversibile alla pauperizzazione del proletariato. Bernstein accetta l’imperialismo e ritiene che l’ipotesi secondo cui l’espansione coloniale disturberebbe la realizzazione del socialismo si basa in fondo sull’idea superata che una tale realizzazione dipenda dal metodico restringimento del cerchio dei ricchi e dalla miseria crescente dei poveri. Egli addirittura arriva a dire che una civiltà superiore può far valere in ultima analisi un diritto superiore. È possibile dunque costruire gradualmente il socialismo basandosi sui vantaggi che un paese industriale può trarre dalla colonizzazione (mentre Marx diceva che quel popolo che ne opprime un altro non può essere a sua volta un popolo libero).

 

 

Cunow invece dice che lo sviluppo capitalistico è destinato a sfociare in una grave crisi economica che si allargherà in una crisi generale della società, fino a concludersi con l’avvento al potere del proletariato. Non è possibile dire se questa crisi assumerà le forme di una lunga stagnazione economica o di una guerra imperialista, ma essa sarà comunque inevitabile. Bernstein fa l’errore di dare valore assoluto ad una fase relativamente tranquilla dello sviluppo capitalistico. Ciò che Bernstein non ha capito è che tale andamento è essenzialmente dipeso dalla situazione di privilegio e di monopolio in cui l’industria inglese si è venuta a trovare sul mercato mondiale. Ma sotto i colpi della grande industria tedesca ed americana il monopolio inglese sta andando in pezzi e il capitalismo entra nella fase finale della concorrenza spietata tra i grandi stati industriali per l’accaparramento dei restanti mercati di sbocco.

 

 

Pubblicato il 30/8/2010 alle 16.30 nella rubrica Comunismo.

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