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Il capitalismo e la crisi : Marx e Tugan Baranovskij

Marx, affrontando il problema della riproduzione e circolazione del capitale complessivo sociale, rileva che mentre nell’esaminare la produzione del valore e il valore dei prodotti del capitale in quanto capitale individuale, la forma naturale del prodotto-merce era del tutto indifferente per l’analisi (era lo stesso sia che fossero macchine sia che fosse grano), questo modo di esposizione non è più sufficiente quando si consideri il capitale complessivo sociale ed il suo prodotto-valore. In tal caso la ritrasformazione di una parte del valore dei prodotti in capitale, il passaggio di un’altra parte nel consumo individuale, sia della classe capitalistica che della classe operaia, costituisce un movimenti che non è solo sostituzione di valore, ma sostituzione di materia e perciò è determinato tanto dal rapporto reciproco delle parti costitutive di valore del prodotto sociale, quanto dal loro valore d’uso. Questo problema consiste nello stabilire come i principali rami della produzione sociale possono trovarsi in accordo tra loro, non solo dal punto di vista del valore dei loro prodotti, ma anche del loro valore d’uso o figura materiale, così da poter reintegrare e ricostituire, attraverso lo scambio reciproco tutte le condizione soggettive ed oggettive per la ripetizione e continuazione del processo produttivo. Tale compito fu svolto da Marx attraverso i famosi schemi della riproduzione semplice ed allargata, dove, operate alcune riduzioni e semplificazioni essenziali, si mostra come i due settori essenziali della riproduzione (dei mezzi di produzione e dei mezzi di consumo) possano sostituire e rinnovare i loro fattori attraverso lo scambio del loro prodotto. Nel valutare il significato di questi schemi bisogna sempre ricordare che Marx si muove tra due opzioni parimenti astratte e cioè quella delle critiche del capitalismo che ne dimostrano l’impossibilità e quella dell’economia classica che spiegando il funzionamento del sistema ne dimostra l’eternità. La prima opzione è rappresentata dalla legge degli sbocchi di Say, la seconda da Sismondi e dai populisti russi. Marx invece, mentre rileva le contraddizioni del capitale, rileva anche come questo sistema crei tuttavia la forma entro la quale esse si possono muovere : il che significa da una parte che lo sviluppo di quelle contraddizioni si traduce nell’esistenza stessa del sistema e dall’altra che questa esistenza procede a sua volta riproponendo, seppure a livelli sempre più alti, le contraddizioni stesse che le sono connaturate. È un fatto che, come gli schemi della riproduzione dimostrano la possibilità del sistema di esistere e funzionare, realizzando il plusvalore prodotto, così la riproduzione allargata del capitale complessivo sociale e lo sviluppo del sistema siano anche lo sviluppo e la riproduzione allargata di tutte le contraddizioni.

 

 

 

Questa premessa permette di capire l’importanza di Tugan-Baranovskij sugli sviluppi del marxismo. La sua teoria non è altro che una interpretazione degli schemi marxiani sulla riproduzione fatta allo scopo di dimostrare che il sistema può realizzare il plusvalore e quindi svilupparsi e che, poiché la realizzazione del plusvalore è possibile, gli squilibri e le crisi del sistema debbono intendersi come semplici sproporzioni per cui sarebbero false sia la caduta tendenziale del saggio di profitto, sia la teoria del sottoconsumo. Tutti i mali del sistema si riducono a semplici sproporzioni, in cui il sistema incorre costantemente in conseguenza della sua anarchia, ma che altrettanto costantemente esso supera e corregge, senza incontrare mai limiti strutturali che pongano un termine al suo sviluppo indefinito. Tutto dipende dall’assenza di un piano nella distribuzione degli investimenti. Le crisi derivano da sproporzioni nel senso che alla sovrapproduzione in un ramo fa riscontro la sottoproduzione in un altro, oppure all’eccesso dell’offerta sulla domanda in un caso, quello della domanda sull’offerta nell’altro. Ma poiché se in una sfera si è prodotto troppo, nelle altre si è prodotto troppo poco in relazione alla domanda effettiva, è chiaro che questo plus e questo minus di produzione si compenserebbero tra loro, se le proporzioni negli investimenti fossero rispettate e che complessivamente per Tugan produzione e consumo, offerta e domanda sono sempre in equilibrio tra loro. Al fondo della teoria di Tugan c’è lo stesso equilibrio metafisico tra compratore e venditore di Mill e Say. Lenin usò Tugan contro i populisti i quali sostenevano che il capitalismo non potesse realizzare il plusvalore sul mercato interno, mentre Tugan dimostrava come il capitale potesse realizzare il plusvalore pur senza mercati esteri ed anche in condizioni di grave arretratezza del consumo popolare. Tugan influenzò anche Hilferding ed Otto Bauer nel senso che indusse a leggere gli schemi di Marx sulla riproduzione in modo tale da ricavarne non solo l’esclusione dal marxismo di qualsiasi teoria del crollo, ma anche la dimostrazione della possibilità di uno sviluppo illimitato del capitalismo stesso.

Lenin successivamente cercò di integrare il sotto consumo all’interno della spiegazione della crisi sulla base del concetto di sproporzione.

 

Pubblicato il 31/8/2010 alle 16.35 nella rubrica Comunismo.

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