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Il capitalismo e la crisi : Schmidt e Kautsky

Schmidt critica Tugan : la sua teoria infatti implica che se in una sfera si è prodotto troppo, nelle altre si è prodotto troppo poco in relazione alla domanda effettiva. Tutto dipenderebbe dall’assenza di un piano nella distribuzione degli investimenti tra i vari settori della produzione. Se le proporzioni fossero rispettate produzione e consumo sarebbero sempre in equilibrio. Schmidt dice che Tugan non considera che, anche quando il capitale si distribuisse proporzionalmente tra i vari settori della produzione, resterebbe sempre da dimostrare che, all’aumento della produzione complessiva possa corrispondere un’eguale aumento della domanda effettiva e quindi del consumo. Il punto essenziale nella spiegazione delle crisi invece è da ricercare proprio nel sottoconsumo. Con la loro opposizione ad aumenti salariali, i capitalisti tendono a mantenere il potere d’acquisto delle masse al livello più basso possibile, mentre aumentando sempre di più i loro propri redditi, essi aumentano anche la massa del capitale che è in cerca di investimenti produttivi. In queste circostanze, non potendo la capacità di consumo delle masse tenere il passo con l’accumulazione, la vendita delle merci diventa sempre più difficile : con il risultato che l’intensificarsi della concorrenza determina una crescente pressione sui prezzi ed una progressiva diminuzione del saggio medio di profitto. Così il capitalismo si avvia a diventare, anche per la maggioranza degli imprenditori privati, sempre più svantaggioso e rischioso, mentre al contempo peggioreranno le condizioni dei lavoratori e si ingrosseranno i ranghi dell’esercito industriale di riserva. Le masse lavoratrici potranno essere capaci tramite la lotta sindacale e politica di aumentare il loro reddito e quindi la domanda di consumo, così da invertire la tendenza fondamentale del capitalismo. Tale organizzazione può eliminare alle radici gli squilibri che danno origine alle crisi.

 

 

Per Kautsky le crisi sono condannate a diventare sempre più estese ed acute. Saranno possibili nuove scoperte di materie prime o grandi innovazioni tecnologiche, ma è comunque vicino il momento in cui il mercato mondiale non potrà più espandersi al passo con lo sviluppo delle forze produttive della società. Dunque la sovrapproduzione sarà un fenomeno generalizzato e che condurrà ad una stagnazione generale. La continuazione della produzione capitalistica sarà possibile anche in queste condizioni, ma sarà divenuta talmente insostenibile per le masse della popolazione che queste saranno costrette a cercare una via d’uscita dalla miseria generale nella rivoluzione. Crisi, conflitti, catastrofi di tutte le specie saranno per Kautskij la serie di eventi che il corso dello sviluppo prospetterà per i prossimi decenni.

 

 

Pubblicato il 1/9/2010 alle 16.41 nella rubrica Comunismo.

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