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Il capitalismo e la crisi : Hilferding

La riflessione di Hilferding fu preceduta dall’opera sull’imperialismo dell’economista liberale inglese J. A. Hobbson il quale sostiene che l’imperialismo debba essere abbandonato perché costa all’Inghilterra più di quanto le renda. In realtà le spese sostenute per la conquista dei mercati coloniali finiscono per essere eminentemente redditizie. Il metodo di Hobson è erroneo perché conduce a stabilire un confronto tra le spese pubbliche (determinate dalle conquiste coloniali) e i profitti privati realizzati invece dai singoli capitalisti sui mercati delle colonie. Anche supponendo che questi profitti siano inferiori alle spese, è evidente che un simile fatto non disturberebbe i capitalisti che vengono alla fine facilitati dagli altri contribuenti.

 

 

Per Hilferding, che accetta l’analisi di Tugan-Baranovskij, la crisi non può essere spiegata in base al sottoconsumo. La base ristretta del consumo non è altro che una condizione generale della crisi, non ne è la causa. Infatti, poiché nelle condizioni capitalistiche il sottoconsumo costituisce un dato permanente, rimarrebbe da spiegare il carattere periodico delle crisi, in quanto un fenomeno periodico non può essere spiegato ricorrendo ad un fenomeno costante. L’origine della crisi è nella sproporzione : sia la riproduzione semplice che la riproduzione allargata possono svolgersi indefinitamente a condizione che, tra le industrie che producono mezzi di produzione e quelle che producono beni di consumo siano rispettati determinati rapporti proporzionali e che questi rapporti sussistano anche all’interno di ogni singolo ramo produttivo. In un certo senso la teoria delle tesi di Hilferding presuppone la legge di Say. Però Hilferding, a differenza di Tugan-Baranovskij ritiene che la sproporzione derivi dal fatto che quelle stesse circostanze che producono direttamente la prosperità industriale racchiudono le cause che porteranno al graduale peggioramento delle condizioni di valorizzazione e che bloccheranno gli investimenti di nuovo capitale. In altre parole la causa che blocca gli investimenti è la caduta del saggio di profitto causata dall’aumento della composizione organica verificatosi nel momento della prosperità e dell’espansione. Hilferding dice pure che i rapporti proporzionali possono venire ulteriormente alterati ove muti il rapporto tra produzione e consumo, cioè quando l’aumento del consumo non procede di pari passo con l’aumento della produzione, così come capita durante i periodi di prosperità in cui l’ascesa dei prezzi e dei profitti ha di gran lunga il sopravvento su quella dei salari. Anche se ritiene che la produzione capitalistica possa svilupparsi indefinitamente, Hilferding esclude la tesi di Bernstein che i monopoli possano eliminare l’anarchia economica. Inoltre ipotizza più tardi la possibilità di un crollo sociale e politico del sistema legato alla politica imperialistica del capitale finanziario.

 

Pubblicato il 2/9/2010 alle 17.2 nella rubrica Comunismo.

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