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Il capitalismo e la crisi : Lenin

Per Lenin l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitalismo. Esso è il capitalismo giunto a quella fase di sviluppo in cui si è formato il dominio dei monopoli e del capitale finanziario, l’esportazione di capitale ha acquistato grande importanza ed è cominciata la ripartizione del mondo tra i grandi trust internazionali e dunque tra i più grandi paesi capitalistici. Alla fine della cosiddetta grande depressione che iniziò verso il 1873 per prolungarsi fino al 1895 si erano compiuti eventi storici di importanza fondamentale : la fine del monopolio industriale inglese nel mondo e l’inizio della lotta internazionale per i mercati al fine di esportare i capitali in eccesso. L’ascesa dell’industria tedesca ed americana provocò quelle tensioni che porteranno a due guerre mondiali. In connessione con questi fenomeni, si determinarono anche ripercussioni profonde nei rapporti di classe all’interno dei maggiori paesi imperialistici.

 

 

I profitti monopolistici e la nuova prosperità delle nazioni più fortunate crearono per la classe lavoratrice delle metropoli la possibilità di partecipare in qualche misura ai guadagni dello sfruttamento coloniale. Nasce una aristocrazia operaia formata da quei settori della classe lavoratrice che si trovano in una situazione relativamente privilegiata rispetto al proletariato del resto del mondo. Questi sono gli schiavi di palazzo della madrepatria imperialista, schiavi che a differenza degli schiavi di piantagione alla periferia dell’impero sentono una parziale identità di interessi con i loro padroni ed una riluttanza a turbare l’equilibrio raggiunto, un fatto che ha caratterizzato per Lenin l’intero periodo della Seconda Internazionale ed ha generato il fenomeno dell’opportunismo nel movimento operaio. La teoria sviluppata da Lenin costituisce un tentativo di spiegare il fatto che nei paesi capitalistici più altamente sviluppati non sia ancora scoppiata la rivoluzione. Al tempo stesso però Lenin ha cercato di enunciare sotto quali aspetti il nuovo stadio dello sviluppo capitalistico modifica o trasforma alcuni elementi caratteristici della fase precedente, in maniera anche contraddittoria rispetto alle tesi di Marx. La tesi di Lenin è che l’imperialismo produca una situazione nuova ma è una fase dello sviluppo capitalistico che alla fine confermano gli elementi essenziali dell’analisi di Marx. L’imperialismo non è un regime totalmente nuovo, ma è il capitalismo stesso giunto alla fase culminante ed estrema che è anche la fase della decadenza e della crisi generale. L’insistenza sull’acutizzazione di tutte le contraddizioni spiega la polemica di Lenin con la concezione dell’ultraimperialismo di Kautsky, il quale riteneva che l’imperialismo non fosse che una politica che, come tale, potesse essere anche abbandonata, per cui era possibile un capitalismo non-monopolistico e non-imperialista. Kautsky avanzava anche l’idea che nell’ultraimperialismo si sarebbe costituito un unico monopolio mondiale che avrebbe estinto tutti i conflitti e le tensioni presenti. Lenin comunque non escludeva che la decadenza del capitalismo consentisse comunque la manifestazione di alcuni periodi di espansione. Nell’età dell’imperialismo i singoli paesi palesano ora l’una ora l’altra di queste tendenze. Anzi, il capitalismo cresce assai più rapidamente di prima ma in maniera sempre più sperequata e tale sperequazione si manifesta particolarmente nell’imputridimento dei paesi capitalisticamente più forti.

 

 

Pubblicato il 6/9/2010 alle 16.31 nella rubrica Comunismo.

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