Blog: http://pensatoio.ilcannocchiale.it

Il capitalismo e la crisi : gli schemi di Grossman

Dopo la prima guerra mondiale la teoria che domina è quella di Tugan-Baranovskij nell’interpretazione di Hilferding. Lo stesso Kautsky che aveva criticato Tugan nel 1902, nel 1927 sposa la linea maggioritaria per la quale man mano che nel capitalismo procedono la concentrazione, la cartellizzazione e la capacità di intervento delle banche, gli squilibri del sistema si attenuano e si riducono. Per Hilferding la cartellizzazione ha eliminato la struttura antagonistica del capitalismo. L’antagonismo sopravvive solo nel campo della distribuzione. Per il socialismo si tratta solo di trasformare, con l’aiuto dello stato e della regolazione sociale consapevole, l’economi diretta ed organizzata dai capitalisti in un’economia diretta dallo stato democratico.

 

 

Grossmann invece sostiene la teoria del crollo, ma mentre la Luxemburg aveva dovuto attaccare gli schemi della riproduzione allargata di Marx, sostenendo l’impossibilità dell’accumulazione in condizioni di capitalismo puro, Grossmann tenta di dimostrare che la tendenza del capitalismo al crollo sussiste anche nel caso che si assuma una proporzionalità nello sviluppo delle due sezioni degli schemi di riproduzione e dunque anche nel caso che si ammetta la realizzabilità di tutto il plusvalore prodotto. Egli accoglie gli schemi di riproduzione elaborati da Otto Bauer contro la Luxemburg (con i quali Bauer intendeva dimostrare la possibilità di uno sviluppo proporzionato nel capitalismo) limitandosi a calcolarne gli effetti per un arco di anni più ampio di quello considerato da Bauer stesso. Il risultato è che, con il progressivo aumento della composizione organica del capitale, diminuisce tanto il saggio del profitto quanto (da un certo punto) la massa stessa del plusvalore e del profitto la quale non è più sufficiente ad assicurare la valorizzazione del capitale. Bauer aveva sviluppato lo schema per soli quattro anni, mentre Grossmann continua a svilupparlo fino a che il periodo di tempo raggiunge i 35 anni. Nel 21° anno l’ammontare del plusvalore lasciato al consumo dei capitalisti comincia a diminuire e nel 34° anno non esiste più. A partire da questo punto i capitalisti non solo corrono il rischio di morire di fame, ma non riescono più a mantenere il saggio di accumulazione previsto nello schema. Si tratta in sostanza di una teoria della caduta tendenziale del saggio di profitto. L’aumento della composizione organica del capitale ha come effetto che, ad un certo punto dello sviluppo, la massa del plusvalore e quindi la massa assoluta del profitto non è più sufficiente alla valorizzazione del capitale. La variante fondamentale è che, mentre in Marx alla caduta del saggio di profitto si accompagna l’aumento della massa del plusvalore e per conseguenza del profitto stesso, per Grossmann le grandezze che cadono sono tanto il plusvalore quanto il profitto. In realtà molti fattori assunti negli schemi di Bauer e di Grossmann hanno un carattere arbitrario. Per Sweezy il saggio di aumento della popolazione è fissato ad una cifra molto alta (il 5%), l’ipotesi che il capitale costante aumenti in proporzione doppia rispetto all’aumento del capitale variabile è assolutamente irreale. Ma l’ipotesi che la forza lavorativa si sviluppi del 5% all’anno è addirittura fantastica. Grossmann nella sua tendenza a dedurre il crollo del capitalismo esclusivamente dalla tendenza alla caduta del saggio di profitto tralascia la ricerca analitica riguardo alle altre cause di crisi ed alle stesse tendenze che contrastano la caduta del saggio di profitto.

 

 

Pubblicato il 7/9/2010 alle 16.12 nella rubrica Comunismo.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web