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L'incidenza dei mezzi di produzione e del monopolio sul saggio di profitto

Quanto alla tesi di Mosszowska per cui l’aumento della produttività si riverbera anche sui prezzi di energia e macchinari, essa sconta alcuni problemi :

In primo luogo i bassi prezzi dei macchinari possono portare ad una diminuzione del saggio di profitto del settore delle imprese che producono beni di investimento o quanto meno alla necessità anche per loro di espellere forza lavoro al fine di rimanere inalterato o di aumentare il saggio di profitto. In secondo luogo l’andamento dei costi dell’energia è legato alle tecnologie, ma anche a fattori di tipo fisico che quanto meno provocano un forte aumento delle tecnologie legate alla scoperta, all’approvvigionamento ed alla distribuzione dell’energia stessa.

Dire che i bassi prezzi delle merci vengono compensati dai bassi prezzi dei beni di investimento non basta perché trasferisce il problema delle imprese che producono merci alle imprese che producono beni di investimento e dunque senza un sollievo garantito per il sistema complessivo delle imprese.

Sinora il settore energetico è stato gestito molto dalle istituzioni pubbliche che hanno garantito energia a costi non eccessivi, ma l’ingresso massivo delle imprese private in questo campo può portare ad un aumento dei costi energetici legato alle tendenza alla massimizzazione dei profitti.

 

 

Lo sviluppo del monopolio aggrava la situazione delle crisi di realizzo in quanto i prezzi alti riducono la domanda, la centralizzazione dei capitali per deteminare la riduzione dei costi comporta il procedere all’espulsione ulteriore di forza lavoro, l’acquisto di macchine meno costose presuppone il mantenimento della concorrenza nell’ambito delle imprese che producono beni capitali, ma non si capisce perché la concorrenza debba rimanere in tale settore.

Per cui le tesi di Pietranera e Gillmann  non mi sembrano così cogenti, se non sono integrate da altri argomenti.

 

Pubblicato il 3/9/2010 alle 11.55 nella rubrica Comunismo.

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