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Quando non si sa cosa dire : Noisefromamerika sponsorizza la Polonia. Ma si sbaglia e noi la corriggeremo…

Orfani dell’Irlanda, che si è cagata in mano come una Grecia qualsiasi, i liberisti ad oltranza cercano spasmodicamente una nuova terra di Bengodi, un nuovo Cile, dove la possibilità di muovere i lavoratori come si vuole si coniughi con la prosperità e la crescita economica.

Il nuovo candidato è la Polonia. L’ultimo articolo comparso su NoisefromAmerika infatti parla della patria del Wojtylaccio come di una nazione cui la crisi non ha fermato la crescita e spiega tale fenomeno con l’alto tasso di occupazione favorito da una legislazione che promuove la flessibilità del lavoro fin oltre i già comprensivi parametri UE. La chiave di volta del successo polacco sarebbe così la riforma della normativa sul lavoro del 2003, riforma che ha consentito un incremento dell’occupazione costituito quasi per intero da impieghi a tempo determinato. Questi impieghi hanno resistito alla crisi ed hanno costituito un baluardo tale da permettere alla Polonia di crescere anche in questi anni di crisi.

Dunque viva il liberismo, viva la prosperità !

Ovviamente sarebbe il caso di farsi qualche altra domanda, in modo da problematizzare la semplicità della ricetta.

Wojtyla riflette sull'articolo di Noisefromamerika...

 

Infatti, se l’aumento del Pil è dovuto anche alle conseguenze degli investimenti dall’estero, facilitati dalla permissiva normativa del lavoro in Polonia, si tratta di una sorta di dumping sociale che, in quanto tale, non può essere generalizzato. Dire che anche prima gli investimenti dall’estero fossero rilevanti non vuol dire niente, in quanto il fatto che gli Ide non portino frutti è dovuto alla mancanza di condizioni che riguardano soprattutto istruzione e tecnologia e non la flessibilità del lavoro (che invece è collegabile all’aumento degli Ide). Ma, se la ricettività è migliore, gli Ide aiutano eccome ad aumentare il Pil. Riassumendo : è possibile che la tenuta del Pil polacco sia legata ai forti investimenti dall’estero che arrivano nel paese, investimenti dovuti almeno in parte al dumping sociale legato alla normativa del lavoro, dumping sociale che, in quanto tale, può volgersi in beneficio solo a quelle nazioni che lo possono fare prima e meglio. E tra queste non ci possono essere paesi come Francia, Italia, etc etc.

Quindi l’Italia non può imitare la Polonia, come vorrebbero i pasdaran del libero mercato.

Analizzando però più nel dettaglio la situazione,meglio si vedono i fattori che hanno determinato la tenuta del Pil polacco, senza dunque favoleggiare sulle riforme del mercato del lavoro.

In primo luogo, il crollo non c’è stato perché le banche polacche non erano esposte particolarmente ai titoli tossici e quindi sembrano uscite indenni dalla crisi.

In secondo luogo, il fatto che la Polonia sia fuori dell’euro ha giocato un ruolo importante : è stata possibile infatti una svalutazione moderata dello zloty che ha migliorato la bilancia commerciale del paese, la quale nel 2008 aveva un passivo di 26.033 milioni di dollari, mentre nel 2009 il passivo era di soli 5.323 milioni di dollari.

In terzo luogo c’è stata una diminuzione delle tasse che ha consentito un aumento dei consumi. Tale diminuzione delle tasse non ha causato una diminuzione della spesa pubblica che è invece aumentata e di conseguenza è aumentato il debito pubblico, che nel 2008 era il 47,1 % del Pil, mentre nel 2009 ammontava al 51,4%, in un trend destinato a crescere.

In quarto ed ultimo luogo c’è un argomento che taglia la testa al toro liberista :

I 16,8 miliardi di zloty provenienti dai fondi Ue e impiegati l'anno scorso in Polonia hanno contribuito per almeno il 50% alla crescita del Pil polacco. Lo rileva uno studio realizzato dall'Istituto per la ricerca strutturale (Ibs). Secondo la ricerca Ibs senza i fondi Ue il Pil polacco sarebbe diminuito dell'1,2% rispetto all'1.8% di aumento realizzato dal Pil polacco nel 2009. E anche per i prossimi anni i fondi Ue reciteranno una ruolo di primo piano nella crescita economica del paese: secondo Ibs contribuiranno per lo 0,7% all'aumento del Pil 2011 e dello 0,9% nel 2012

Et voilà. La Polonia non la possiamo nè la vogliamo imitare.
Viva il liberismo e viva la prosperità !!!

 

Pubblicato il 3/9/2010 alle 16.3 nella rubrica Comunismo.

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