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Ancora la Polonia : NoiseFromAmerika non si arrende

Dopo il nostro post sulla Polonia, le perplessità sull’articolo di NoiseFromAmerika si sono moltiplicate, anche se non vogliamo pensare ad un propter hoc, ma ad un semplice post hoc, tanto che pure il Capo si è scandalizzato per questa ribellione in piena regola.

Comunque penso che il fatto che la tenuta polacca contro la crisi sarebbe stata  causata dalla liberalizzazione del mercato del lavoro del 2003 sia ormai una bufala riconosciuta dagli stessi autori o sponsorizzatori (“La teoria di LP magari non regge, anzi quasi sicuramente non regge perché è monocausale e queste cose hanno sempre una varietà di cause e concause”). E tuttavia essi insistono nel dire che la liberalizzazione del mercato del lavoro sia causa dell’aumento dell’occupazione in Polonia. Boldrin dice “secondo te gli FDI arrivano per caso? Non ti suggerisce nulla il fatto che questi liberalizzino il mercato del lavoro e, giusto lo stesso anno, cominciano ad arrivare investimenti dall'estero in quantità eccezionale?”.

 

Il Prof Boldrin controlla accigliato che nel suo blog non si apra una nuova road to serfdom

 

 

E allora smontare anche questa illusione e spiegare cosa almeno approssimativamente sia successo in Polonia. Vediamo :

 

1.      Perché nonostante i buoni tassi di crescita la Polonia nel 2003 aveva un tasso di occupazione del solo 51,2% ? In realtà non si capisce se si tratta del tasso di occupazione semplice (occupati/popolazione) o di quello specifico (occupati in età da lavoro/popolazione in età da lavoro). In secondo luogo il basso tasso di occupazione è in relazione con l’alto tasso di disoccupazione che passa dal già alto tasso del 10,2 % del 1998 al 19,9 % del 2003. In realtà dalla fine del socialismo reale vi è stato un crollo dell’occupazione nei paesi dell’Est, crollo a cui non hanno posto rimedio né i forti investimenti dall’estero né il basso costo del lavoro. Se poi la Polonia ha avuto un buon tasso di crescita del Pil non è stato certo per la strategia economica, ma proprio per i forti investimenti dall’estero che hanno continuamente stimolato, se non drogato, l’economia. La Polonia è un paese privilegiato anche rispetto agli altri paesi dell’Est : a partire dal 1989 sono stati investiti in Polonia 49,4 mld di dollari, più degli altri paesi dell’est. Inizialmente gli aiuti europei ai paesi dell’Est erano indirizzati solo a Polonia ed Ungheria. Mentre solo nel 1994 tali aiuti furono estesi agli altri paesi, dal 1990 al 1994 il governo polacco aveva già ricevuto l’equivalente di 1 mld di euro che divennero 1,7 mld alla fine del 1998, di cui il 44% fu speso in infrastrutture (investimento tipicamente keynesiano). Gli investimenti privati dall’estero riguardano però nel 2000 per quasi il 40% la privatizzazione del settore pubblico e nel 2001 tale privatizzazione rallenta, con la salita al governo degli ex-comunisti guidati da Alexander Kwasniewski e già FMI e OCSE cominciano ad “essere preoccupati” per lo stato dell’economia polacca. Nel 2001, con la rarefazione delle privatizzazioni, gli investimenti dall’estero si riducono del 30%. Riassumendo, lo stato dell’economia polacca è quello di una nazione sorvegliata politicamente, premiata inizialmente per il fatto di essere stata la prima nazione a ribellarsi all’Urss nel decennio che condurrà al crollo del socialismo reale, poi punita perché non procede alla svendita del suo settore pubblico con la necessaria solerzia. Senza gli stimoli artificiali procurati da questi investimenti di matrice politica ed imperialistica, la Polonia viene restituita alle sue difficoltà di un’economia in transizione.

2.      Infatti, un’altra delle cause della diminuzione del tasso di occupazione e del contestuale aumento della disoccupazione si collega ad un'altra situazione specifica della Polonia : una pesante ristrutturazione del settore agricolo. Già nel 1997, a fronte di una disoccupazione complessiva del 10,5% si registra un 25% di disoccupazione nelle zone rurali del Nord. Gli occupati agricoli rappresentano nel 1996 ancora il 26% dell’occupazione totale, ma in realtà nelle zone rurali vi è molta disoccupazione occulta. L’adeguamento ai parametri comunitari ha comportato la riduzione dei sussidi agli agricoltori, lo spostamento traumatico degli occupati dal settore agricolo a quello dei servizi : l’occupazione agricola dal 21% del 1998 passa al 15% del 2008 ed il processo non è ancora finito.  La cosa ha assunto tale rilevanza da consentire al partito dei contadini di essere indispensabile per la tenuta del governo Kwasniewski e di affossarlo quasi nel 2003. La disoccupazione rimane in tutti questi anni sempre a due cifre e l’aumento dell’occupazione in termini assoluti di questi ultimi anni, lungi dall’essere causato dal modello liberista di mercato del lavoro, è il frutto di questo lento spostamento che ha causato prima un forte aumento della disoccupazione e poi una diminuzione della stessa : le riforme del mercato del lavoro hanno magari facilitato questo riassorbimento, ma sono state facilmente digerite proprio perché l’urbanizzazione di lavoratori e lavoratrici che vivevano nelle campagne in condizioni di semipovertà ha comunque coinciso con un miglioramento della loro condizione sociale.  Dunque si tratta di una situazione specifica che non è per niente esportabile.

3.      Ma davvero poi le riforme del mercato del lavoro hanno prodotto qualche effetto ? In realtà ci troviamo ancora una volta ad investimenti che hanno una matrice politica : nel 2002, l’accordo ottenuto dall’allora primo ministro Miller ha reso ancora una volta la Polonia maggiore beneficiario tra i paesi dell’Est degli aiuti europei, per un totale di 13,5 mld di euro dal 2004 al 2006 (il 48,6% del totale degli accrediti accordati ai 10 paesi candidati). Per non parlare dei 6 mld di dollari da parte degli Usa per investimenti connessi all’acquisto da parte delle forze armate polacche di almeno 32 aerei F-16 della Lockheed Martin entro il 2008 (investimenti che superano ovviamente la spesa del governo polacco, spesa che comunque sarebbe stata fatta).

Dunque cari camerati libertari di NoiseFromAmerika, il liberismo non c’entra nulla. Ancora una volta è la politica che genera economia.

Evviva il moltiplicatore !!!

 

Pubblicato il 11/9/2010 alle 10.25 nella rubrica Comunismo.

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