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La sintesi neoclassica : un'interpretazione da destra di Keynes

Alcuni interpreti di Keynes, vedendo che i risultati analitici più rilevanti del modello neoclassico di equilibrio generale e del modello keynesiano erano contrastanti, tentarono di giungere alla dimostrazione che il contrasto derivava non da un diverso paradigma, ma dal fatto che Keynes aveva introdotto un vincolo : la rigidità dei salari. Una volta rimosso questo vincolo i due modelli sarebbero stati compatibili e ciò avrebbe promosso un indubbio progresso della conoscenza nell’ambito della scienza economica. Infatti la chiarificazione del ruolo svolto dagli investimenti, la scoperta della funzione svolta dalla moneta come scorta liquida e l’analisi della relazione tra mercato reale e monetario sarebbero stati acquisiti anche dagli economisti di formazione neoclassica che non erano disposti a rinunciare all’analisi degli equilibri di tutti i mercati, compresi il mercato del lavoro. I discepoli di Keynes, come Joan Robinson, notarono che nell’approccio di Hicks il ruolo delle aspettative e dell’incertezza erano del tutto marginali e tuttavia Keynes non ha mai sconfessato chiaramente il modello di Hicks, provocando anche le reazioni polemiche di Kahn. Negli anni successivi, con l’apporto determinante della divulgazione di Hansen, la formulazione diagrammatica di Hicks divenne il modo più consueto di esporre la teoria di Keynes.

Su tre argomenti di grande importanza analitica gli studiosi della sintesi si discostarono dalle ipotesi originarie di Keynes : la domanda di moneta speculativa, la relazione fra risparmi ed investimenti, la funzione delle banche nel processo di creazione della moneta.

 

La nozione di domanda di moneta speculativa era stata introdotta da Keynes per dar conto della preferenza degli operatori per la ricchezza liquida quando le aspettative sono negative. Keynes non aveva fissato un limite alla grandezza di questa variabile e aveva ipotizzato che, se le previsioni sul futuro non subiscono miglioramenti, la moneta inoperosa non torna in circolazione, le occasioni di investimento non sono realizzate e la domanda di lavoro ristagna. Nel modello della sintesi neoclassica venne accolta invece l’ipotesi che la domanda di scorte liquide per fini speculativi abbia un limite di convenienza che normalmente gli operatori non hanno motivo di oltrepassare. Solo in casi eccezionali la moneta stagnava nelle tasche dei capitalisti e solo per livelli del saggio d’interesse estremamente bassi.

La seconda modificazione nelle ipotesi di Keynes riguardò la relazione tra risparmio, banche ed investimenti. Keynes era giunto alla conclusione che gli investimenti, essendo finanziati dal sistema bancario in modo discrezionale, sono autonomi e non vincolati da una precedente formazione di risparmio. Questa circostanza aveva svuotato di contenuto la tesi in base alla quale il saggio d’interesse funziona da regolatore tra risparmio ed investimento e di conseguenza aveva resa inefficace la tesi di Say sul tendenziale equilibrio tra domanda ed offerta aggregate. Nel modello della sintesi neoclassica l’ipotesi dell’autonomia del sistema bancario nel finanziamento della produzione fu sostituita dall’ipotesi della centralità del mercato dei titoli nel quale affluiscono i risparmiatori per collocare i redditi non spesi in consumi lucrando interessi e gli imprenditori per rifornirsi di capitale da impiegare in attività d’investimento. Gli investimenti pertanto risultarono di nuovo vincolati da una precedente formazione di risparmio e il saggio d’interesse sui titoli acquistò la funzione riequilibratrice persa dal saggio d’interesse bancario, assicurando al mercato per questa via quella formazione di risparmio che avrebbe consentito di finanziare gli investimenti necessari per dare piena occupazione ad un dato livello del salario reale.

La terza modificazione nelle ipotesi di Keynes prevista per assicurare una completa trasmissione degli effetti da un mercato all’altro, fu la natura esogena dell’offerta di moneta. Nella teoria generale di Keynes, nonostante la moneta abbia una natura creditizia e che pertanto le banche, in base alle loro valutazioni, possono aumentare o ridurre la quantità di moneta circolante, si conclude che nel breve periodo la quantità di moneta circolante è un dato.

Nella messa in funzione del modello si assume l’esistenza di quattro mercati distinti ma interconnessi : il mercato dei beni, il mercato della moneta, il mercato dei titoli, il mercato del lavoro.

Nel mercato dei beni la domanda globale viene intesa come somma di consumi ed investimenti, questi ultimi sono funzione del saggio d’interesse, il consumo è funzione del reddito mentre i risparmi sono funzione crescente del reddito. La condizione di equilibrio si verificherà quando il reddito ed il saggio d’interesse assumeranno valori tali da rendere uguali il risparmio e l’investimento.

Nel mercato della moneta l’equilibrio è assicurato dall’uguaglianza tra la domanda di moneta e l’offerta di moneta. La domanda di moneta può essere a sua volta scomposta nella domanda di moneta per transazioni e nella domanda speculativa. L’offerta di moneta può essere considerata esogena e definita in termini reali. Nel mercato dei titoli si troverà un equilibrio se l’offerta e la domanda dei titoli avranno lo stesso valore. Si suppone infatti che la domanda dei titoli provenga dai risparmiatori i quali impiegano l’intero risparmio nell’acquisto di un ipotetico unico titolo di credito e che l’offerta scaturisca dalle necessità degli imprenditori che si riforniscono delle somme necessarie per gli investimenti collocando un ipotetico unico titolo sul mercato.

L’analisi del quarto mercato e cioè quello del lavoro consente di calcolare l’effetto delle decisioni di spesa per consumi e per investimenti sul volume dell’occupazione. Gli imprenditori massimizzeranno il profitto eguagliando il salario reale alla produttività marginale del lavoro ed assumeranno un numero di lavoratori che assicuri questa uguaglianza. Il volume di manodopera che sarà effettivamente impiegato risulterà dalle scelte degli imprenditori i quali sulla base del valore raggiunto dalla produttività del lavoro, occuperanno i lavoratori necessari per produrre la quantità ottima di merci. Se il salario nominale derivante dalle contrattazioni sindacali, corretto dalle variazioni del livello medio dei prezzi, determinerà un salario reale di mercato uguale a quello richiesto dagli imprenditori, allora i quattro mercati saranno in equilibrio. Ipotizzata la flessibilità dei salari reali nel modello della sintesi è previsto un meccanismo di riequilibrio che può scongiurare l’ipotesi keynesiana della disoccupazione involontaria. Infatti la presenza di lavoratori disoccupati indurrà una diminuzione dei salari nominali, una conseguente diminuzione dei prezzi ed un incremento della domanda globale. L’aumento della domanda, unito alla diminuzione delle scorte di moneta per motivi transattivi, causerà un incremento dell’occupazione sia nel settore dei beni di consumo che nel settore dei beni d’investimento. Unico vincolo per il realizzarsi dei meccanismo di riequilibrio sarà la presenza di un’offerta di moneta esogena che, diventando sovrabbondante nel momento della discesa dei prezzi, causerà un eccesso di liquidità reale e una discesa del saggio d’interesse. La disoccupazione torna così ad essere nel modello della sintesi neoclassica un evento eccezionale causato dalla rigidità dei salari o dalla scarsa sensibilità degli investimenti al saggio d’interesse. Il sistema economico, considerato nell’ipotesi meno restrittiva, vale a dire con completa flessibilità di tutti i prezzi, viene descritto come un sistema naturalmente teso verso la piena occupazione delle risorse, anche adottando il metodo macroeconomico di Keynes.

 

 

Pubblicato il 8/10/2010 alle 16.34 nella rubrica Comunismo.

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