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I postkeynesiani : risparmio ed investimento

Una seconda inversione causale fu individuata dagli allievi di Keynes nel legame che univa le decisioni di investimento alle decisioni di risparmio. Nella teoria tradizionale era chiara l’ipotesi dell’esistenza di occasioni di investimento costantemente superiori al risparmio disponibile. Le decisioni d’investimento avevano un limite alla loro realizzabilità nelle decisioni di risparmio. Il saggio d’interesse svolgeva la funzione di selezionare i progetti d’investimento più profittevoli e di equilibrare per questa via la domanda e l’offerta di capitali mutuabili. Keynes spezzò anche questo legame teorico e sostenne da un lato che le decisioni di risparmio dipendevano essenzialmente dall’ammontare di reddito percepito (e solo in misura minore dal saggio d’interesse) e dall’altro che le decisioni d’investimento (da cui scaturivano i redditi dei soggetti) trovavano un limite nelle aspettative di profitto prima che nell’altezza del saggio d’interesse.

 

 

La formazione del risparmio poi non limitava il credito che le banche erano in grado di concedere. Le variazioni del saggio d’interesse dunque non erano in grado di rendere equivalenti la domanda e l’offerta di fondi mutuabili e le decisioni d’investimento non erano condizionate dalla preventiva formazione di risparmio ma erano essenzialmente autonome. Anzi le decisioni d’investimento, essendo all’origine della formazione del reddito, erano la causa principale della formazione del risparmio.

 

 

Pubblicato il 20/10/2010 alle 12.19 nella rubrica Comunismo.

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