Blog: http://pensatoio.ilcannocchiale.it

I postkeynesiani : variabili reali e variabili monetarie

Il terzo argomento che indusse gli allievi di Keynes a parlare di cambiamento di paradigma fu la relazione tra le variabili reali e le variabili monetarie. Tra Keynes e la teoria marginalista c’era una diversità di opinioni sul ruolo che la moneta svolgeva nel meccanismo di riproduzione della ricchezza. Nella teoria marginalista l’aspetto reale era dominante e la moneta svolgeva una funzione neutrale o strumentale, come mezzo di pagamento che agevolava le contrattazioni. Da questa idea di fondo scaturivano alcune conseguenze inevitabili :

·         Le forze che governavano la riproduzione e la circolazione della ricchezza erano identificate nella scarsità delle risorse e nei gusti dei consumatori

·         I rapporti di scambio fra le merci risultavano indipendenti dall’esistenza della moneta e il possesso di capitali monetari non conferiva alcun potere particolare

·         Infine risultava impossibile attribuire una caratterizzazione istituzionale ai soggetti economici poiché le decisioni di spesa dei consumatori avevano lo stesso peso delle decisioni d’investimento dei produttori

Nella teoria di Keynes invece la relazione tra aspetto reale ed aspetto monetario risultava invertita : il possesso di moneta era il fine ultimo della produzione e la circolazione dei beni era il presupposto, il mezzo per accrescere la ricchezza monetaria. La moneta pertanto giocava un ruolo attivo fin dalle prime fasi della produzione e,  oltre ad essere uno strumento per la circolazione era anche riserva di valore. Una riserva che consentiva di salvaguardare l’integrità del capitale in momenti di recessione e che conferiva potere : il potere di orientare la produzione mediante il flusso di investimenti nella produzione dei beni di consumo o di beni di investimento ed il potere di influire sulla distribuzione del reddito mediante il movimento dei prezzi che scaturiva dalla differenza tra volume dell’investimento e volume del risparmio. Dunque per gli allievi di Keynes teoria marginalista e teoria keynesiana erano il frutto di diverse visioni delle relazioni di produzione e distribuzione, sia per le ipotesi prescelte, sia per i risultati analitici raggiunti. Per proseguire lungo la strada indicata da Keynes bisognava assumere le nuove ipotesi e colmare le lacune di una costruzione teorica che risultava utile solo per la soluzione di problemi del breve periodo. Tre argomenti su cui bisognava puntare per estendere la rivoluzione keynesiana erano la teoria della crescita, la teoria della distribuzione e la teoria dei prezzi

Pubblicato il 21/10/2010 alle 11.34 nella rubrica Comunismo.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web