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La teoria della crescita di Harrod

Il passo iniziale nella costruzione di una teoria post-keynesiana fu compiuto da Harrod con un saggio sulla teoria della crescita. Seguirono per quanto riguarda la distribuzione un articolo di Kaldor e un testo di Joan Robinson. Infine Kalecki chiarì la relazione tra crescita economica e distribuzione del reddito.

Harrod nel passare da una teoria statica ad una dinamica si trovò di fronte a due problemi : spiegare il modo in cui il sistema economico, ipotizzata una posizione iniziale di equilibrio, raggiungeva in seguito ad uno stimolo esterno una nuova posizione di equilibrio ; individuare inoltre le cause che erano all’origine del passaggio da una posizione di equilibrio ad un’altra. La sua soluzione ad entrambi i problemi fu il cosiddetto modello di Harrod-Domar. L’ipotesi iniziale del modello fu la definizione del duplice effetto che ogni atto d’investimento produceva nel sistema economico. Dal lato dell’offerta risultava accresciuta la capacità produttiva, mentre dal lato della domanda si verificava un incremento per la spesa dei redditi percepiti dai produttori. Poiché nel sistema keynesiano l’investimento è soltanto un mezzo per generare reddito, il sistema non tiene conto del fatto ben noto che l’investimento aumenta anche la capacità produttiva. Questo carattere duale del processo d’investimento rende molto più promettente l’approccio alò saggio di sviluppo di equilibrio dal punto di vista del capitale (investimento) : se l’investimento aumenta la capacità produttiva e genera anche reddito, esso ci fornisce entrambi i lati dell’equazione la cui soluzione è probabile dia luogo al saggio di sviluppo richiesto. La crescita in equilibrio si verificava (e questa è la seconda ipotesi degli autori) se l’effetto dell’investimento dal lato della domanda derivante dall’azione del moltiplicatore determinava un incremento del potere di acquisto di importo pari all’effetto che l’investimento dal lato dell’offerta determinava sull’incremento della capacità produttiva. Veniva fatta l’ipotesi che il risparmio ad un determinato momento fosse una frazione del reddito percepito nel periodo precedente. Un’altra ipotesi era che l’investimento derivasse dall’incremento del reddito e da un parametro che misurava le aspettative degli imprenditori. Da queste ipotesi e dal loro sviluppo matematico il tasso di sviluppo in equilibrio poteva essere inteso come il saggio di sviluppo che si sarebbe verificato se la propensione al risparmio e il rapporto tra capitale e prodotto avessero raggiunto i valori desiderati o previsti dagli imprenditori. In caso contrario il sistema non avrebbe raggiunto valori di equilibrio tra domanda aggregata ed offerta aggregata. Il limite massimo di espansione del sistema, posto dalla crescita della popolazione, dalle risorse naturali e dalle conoscenze tecniche avrebbe definito il tasso di sviluppo naturale. Una situazione ideale sarebbe stata quella dove il tasso di sviluppo in equilibrio e il tasso di sviluppo naturale avrebbero coinciso con il tasso di sviluppo effettivo.

 

 

Harrod presuppone come Keynes che la condizione dell’equilibrio economico sia l’eguaglianza tra l’investimento ed il risparmio normale. Ma la sua formula ci propone di ammettere che l’investimento sia legato all’incremento del reddito nazionale e che invece il risparmio dipenda dall’ammontare del reddito nazionale stesso. Il saggio d’incremento del reddito nazionale viene deciso dai capi delle imprese e le decisioni di questi ultimi sono indipendenti da quelle relative all’investimento ed al risparmio. Bisogna secondo lui che l’economia si sviluppi ad un certo ritmo, ma la realizzazione del saggio di incremento desiderato rimane del tutto aleatorio in una economia di mercato lasciata a se stessa.

 

Pubblicato il 22/10/2010 alle 11.57 nella rubrica Comunismo.

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