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La teoria della crescita di W. Fellner

Per William Fellner invece l’analisi va in parte rovesciata : l’investimento non è più determinato dall’incremento del reddito nazionale ed è l’incremento di quest’ultimo che è invece determinato dall’investimento. In effetti si ammette che si viene a realizzare lo sviluppo equilibrato, solo se la capacità di produzione esistente viene normalmente utilizzata. Se si vuole che l’equilibrio economico si mantenga, bisogna che il reddito nazionale aumenti della stessa percentuale ogni anno. Ma se il coefficiente di capitale rimane il medesimo, l’ammontare del capitale investito aumenta allo stesso ritmo del reddito nazionale. In questo modello l’incremento di quest’ultimo è una semplice conseguenza di quello dell’investimento. Dunque la condizione del mantenimento dell’equilibrio è in ultima analisi la crescita dell’investimento ad un saggio costante. L’economia può sfuggire alla sottoccupazione della capacità produttiva solo se gli investimenti ed il reddito nazionale aumentano ad un ritmo determinato. A veder bene si tratta della confutazione della tesi di Keynes intorno alla possibilità di mantenere l’economia capitalistica in uno stato stazionario. In realtà per Fellner poiché vi sono dei risparmiatori, vi devono essere anche degli investimenti. E poiché questi aumentano la capacità di produzione, anche il reddito nazionale deve crescere. L’economia capitalistica se vuole evitare il collasso è condannata allo sviluppo.

 

 

Fellner inoltre non condivide l’idea di Keynes ed Hansen secondo la quale gli squilibri, provocati da una insufficienza sostanziale e cronica dell’investimento previsto, potrebbero essere eliminati, nel quadro del sistema dell’impresa privata, grazie al finanziamento attraverso il deficit di bilancio. Infatti Fellner sostiene che le istituzioni di una economia di profitto perdono la loro funzione essenziale se il processo di sviluppo è sostenuto principalmente dall’investimento pubblico. Egli sostiene dunque che lo sviluppo equilibrato dell’economia dipende dall’incremento degli investimenti privati. Ma questi a loro volta dipendono dall’efficienza marginale del capitale e cioè dai guadagni che si possono ottenere dagli investimenti addizionali. Questa efficienza marginale però diminuirebbe rapidamente e ne risulterebbe compromesso lo sviluppo degli investimenti, se non venisse ripristinata di continuo dalle innovazioni tecniche e dai progressi nell’organizzazione negli affari. Così l’equilibrio dinamico dipende in ultima analisi dalla capacità del sistema di ingenerare un flusso sufficiente di miglioramenti tecnici ed organizzativi.

Pubblicato il 25/10/2010 alle 11.57 nella rubrica Comunismo.

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