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Genetica e storia delle popolazioni

Grazie alla genetica delle popolazioni è possibile ridisegnare la storia primitiva rintracciando la provenienza delle diverse popolazioni sparse sul pianeta.

Ad es. i dati genetici sembrano confermare le ipotesi paleoantropologiche fino ad un’epoca superiore ai 30.000 anni. In quel periodo si ha un’interessante dato per quel che riguarda i Boscimani e gli Ottentotti un tempo ritenuti i veri aborigeni d’Africa. I valori genetici dicono invece che questa popolazione è intermedia tra l’Africa e l’Asia occidentale. È possibile che essi (detti anche Khoi-san) abitassero in origine le aree dell’Africa orientale dove avvenne l’ibridazione, data la vicinanza geografica con le popolazioni asiatiche. In Africa invece i Caucasoidi (simili agi europei di pelle chiara e cranio arrotondato) arrivarono attraverso la penisola iberica circa 20.000 anni fa : i Berberi sono le rimanenze di tali popolazioni. Arabi e Beduini arrivarono invece in epoche più recenti.

 

 

I dati genetici indicano per le regioni centrali dell’Africa due espansioni indipendenti : una in Senegal occidentale e l’altra tra Niger, Mali e Burkina Faso. Si ebbe poi una spinta migratoria verso sud testimoniata dai dati genetici della Nigeria. La diffusione delle tecniche della metallurgia del ferro, a partire dal secolo VI, permise lo sfruttamento della foresta pluviale attraverso le tecniche di disboscamento. È il momento dell’espansione Bantu (il termine significa “gli uomini”) che hanno rappresentato per l’Africa ciò che il latino e la sua cultura sono stati per l’Europa. Si tratta di un gruppo linguistico più che una popolazione, originatosi tra la Nigeria e il Camerun per poi dilagare in tutto il continente.

L’Africa orientale, dopo che i Khoi-san migrarono a sud, divenne un luogo di forte ibridazione : il Nilo garantiva una penetrazione nord-sud, mentre il Mar Rosso garantiva uno scambio con la penisola arabica. Comunque le mappe genetiche dell’africa non riescono a risolvere il punto dell’origine del tipo negroide, in quanto anche i presunti proto-africani hanno un patrimonio genetico misto. Essi rimangono un mistero genetico.

L’Asia invece è il continente più esteso e complesso per quanto riguarda la genetica. Non esistendo vere e proprie barriere geografiche tra Europa ed Asia è più giusto considerarli insieme un unico continente (Eurasia). I ricercatori suddividono l’Asia in cinque regioni : Vicino Oriente, Asia meridionale, Asia Sudorientale, Africa Nordorientale ed Artico. L’area più omogenea geneticamente è il Vicino Oriente, ciò forse a causa dei 10.000 anni di agricoltura e di sviluppo urbano che hanno permesso una maggiore stanzialità.

Per quanto riguarda l’Asia nel suo insieme, le mappe geniche tracciano un confine abbastanza netto sull’asse est-ovest, con i caucasoidi ad ovest ed i mongolici ad est, mentre questi ultimi si dividono in settentrionali e meridionali. Ci sono prove che in un remoto passato l’Asia meridionale sia stata abitata da popolazioni negroidi la cui origine si può datare tra 100.000 e 50.000 anni fa. Gli europei tendono ad essere intermedi, geneticamente parlando, tra i negroidi ed i mongolici. Gli antenati dei moderni caucasoidi e degli eurasiani del Vicino Oriente possono essersi evoluti sia nell’Africa nordoccidentale, sia in Asia occidentale, sia in Europa meridionale da una popolazione originata in Africa poco prima di 100.000 anni fa. Invece la migrazione di ominidi moderni verso l’Asia sudorientale e l’Australia pare sia avvenuta attorno ai 70.000 anni fa con ipotesi di origine in Africa orientale. Tale migrazione però presuppone una minima capacità di navigazione di cui l’archeologia non ci ha fin ora fornito alcuna prova.

Gli eurasiani invece ebbero una diffusione intensa intorno ai 40.000 anni fa, diffondendo il loro patrimonio genetico in tutte le direzioni (Asia nordorientale, Artico, America, Vicino Oriente, Europa).

Alcune mappe geniche indicano un imprevisto centro di irradiazione nel mare del Giappone ed è noto dai dati archeologici ebbe un picco di popolazione intorno ai 20.000 anni fa.

Lo sviluppo invece delle tecniche agricole circa 10.000 anni fa permise una forte irradiazione di chi abitava in medio oriente in quattro direzioni : a nordovest verso Anatolia ed Europa, a sudovest verso l’Egitto, ad est verso l’Iran e l’India, a nord verso le steppe dell’Asia Centrale.

Alla fine della glaciazione il clima europeo divenne favorevole per l’agricoltura, anche se si riscaldò più tardi che nel Vicino Oriente. In questa nicchia si avventurarono gli immigranti anatolici con semi e zappe, mescolandosi con i raccoglitori locali : le densità maggiori si raggiunsero sulle coste del mediterraneo. Fu così che, oltre alle dotazioni geniche del medio oriente entrarono in Europa i linguaggi cosiddetti indoeuropei originari proprio dell’Anatolia. Analogo sviluppo in periodi più recenti lo ebbero Iran, Pakistan ed India. In questo modo a partire dal lato orientale della Mesopotamia si diffusero verso oriente le lingue dravidiche. Invece il Nord Africa offriva minori opportunità a causa della desertificazione del Sahara iniziata circa 8.000 anni fa.

Le steppe settentrionali dell’Asia non erano favorevoli all’agricoltura, ma diedero spazio all’allevamento del bestiame : popoli pastori nomadi addomesticarono il cavallo e si diffusero a partire da 4.000 anni fa con la massima espansione presso le tribù mongole. Era comunque da alcuni millenni che i pastori nomadi dall’Asia settentrionale organizzavano cicliche invasioni dell’Eurasia esportando i dialetti indoeuropei ed altaici.

Gli sviluppi agricoli e di popolamento dell’Asia orientale furono un po’ diversi a causa dei problemi di acclimatamento dei vari prodotti su latitudini diverse da quelle mediorientali. Il nord della Cina affinò la coltivazione del miglio, mentre a sud si sviluppò quella del riso. Le differenze genetiche tra nord e sud della Cina furono rafforzate da questa separazione culturale. L’unità della Cina si ebbe nella seconda parte del primo millennio a.C., ma portò solamente ad una unificazione linguistica senza interferire eccessivamente con le caratteristiche genetiche delle varie popolazioni.

L’Asia sudorientale rimane differente dall’area cinese, anche se le relazioni tra di esse sono evidenti. Comunque le differenze con le popolazioni cinesi del nord sono più marcate di quelle con le popolazioni del pacifico : i mongolici dai caratteri più estremi si trovano nella Siberia meridionale con una progressiva attenuazione procedendo verso sudest. Se vale l’ipotesi multi regionale, i mongolici hanno tratti molto antichi.

L’Europa ha il maggior numero di dati disponibili per la realizzazione di una mappa genica : sembra che l’uomo moderno a partire dall’Asia occidentale si sia diffuso senza eccessivi mescolamenti in tutta Europa. Dato che le popolazioni dell’uomo moderno si svilupparono durante una glaciazione, è probabile che le anomalie geniche dimostrate in alcune zone della penisola iberica (baschi) e della Francia meridionale derivino dall’isolamento tra le varie aree ghiacciate dell’Europa intorno a 18.000 anni fa. Probabilmente nel paleolitico superiore le lingue europee dovevano essere del tipo rappresentato dal basco e dai dialetti caucasici.

Tra i 10.000 e i 6.000 anni fa entrarono lentamente in Europa le tecniche agricole, attraverso le popolazioni provenienti dall’Anatolia. Fu questo il periodo in cui penetrarono le lingue indoeuropee che soppiantarono completamente quelle caucasiche. In questa fase le mappe geniche mostrano una situazione multi geniche molto regolare che rimarrà stabile per un lungo periodo di tempo. In Europa esistono due gruppi linguistici predominanti : l’indoeuropeo e l’uralico. Le mappe geniche evidenziano una separazione tra queste due popolazioni : l’uralico ebbe origine dalle regioni artiche al confine tra Asia ed Europa. L’origine genetica di questi uomini pare essere un misto di caucasoide e mongolico.

Successivamente all’arrivo degli indoeuropei, si assiste in Europa all’arrivo di una nuova ondata indoeuropea, di una tipologia definita Kurgan, evolutasi a nord del caucaso e del Mar Nero. Lo stimolo per questa seconda invasione fu la domesticazione del trasporto su carri trainati da buoi e cavalli. Nonostante questa seconda ondata l’Europa centrale mostra comunque una generica omogeneità genica.

 

Pubblicato il 16/11/2010 alle 9.35 nella rubrica Filosofia.

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