Blog: http://pensatoio.ilcannocchiale.it

Giovanni Mazzetti : il comunismo non รจ uno stato di cose (l'astuzia della ragione)

Quando afferma che “il comunismo è la struttura necessaria ed il principio propulsore del prossimo futuro. Ma non è come tale la meta dello svolgimento storico, la struttura della società umana”, Marx richiama la nostra attenzione su una distinzione essenziale tra ciò che costituisce il principio dinamico sottostante al processo di trasformazione in corso, che corrisponde a ciò che gli uomini fanno, e i risultati che conseguono da tale processo, che corrisponde a ciò che essi di volta in volta ottengono come processo. Ed è proprio perché è in grado di tenere presente questa distinzione essenziale che Marx nega che la comunità possa essere razionalmente definita come un particolare stato di cose da instaurare.

Egli ha costruito la sua analisi in piena coerenza con un principio enunciato da A. Ferguson “Gli uomini nel seguire il sentimento presente nelle loro menti, sforzandosi di rimuovere le difficoltà o di raggiungere vantaggi alla loro portata giungono a risultati che neppure la loro immaginazione avrebbe potuto prevedere e, come gli altri esseri viventi, procedono sul sentiero della loro natura senza percepirne il fine…ciascun passo ed ogni movimento della moltitudin, persino nelle epoche che si definiscono illuminate, sono compiuti con eguale cecità riguardo al futuro, e le nazioni inciampano in istituzioni, che sono il risultato non voluto dell’azione umana”.

Il comunismo non può, per questo ineliminabile principio dell’azione umana, porsi come disegno da realizzare, senza assumere con ciò stesso una forma irrazionale ed utopistica.

 

Qui Mazzetti fa tesoro della lezione della storia che comunque ha visto conseguenze inintenzionali dell’azione umana. Di questa lezione si fa mentore oggi chi segue von Hayek che vede lo stesso mercato come istituzione che è frutto inintenzionale dell’azione di milioni di esseri umani, ma in realtà gli antecedenti sono Lao-tzè ed Eraclito, gli Stoici, Ferguson, Hegel e Wundt. Si pensi ad Hegel quando dice che la ragione “utilizza ogni cosa e realizza i propri scopi segreti mediante avvenimenti che sembrano agli uomini arbitrari e insignificanti. Essa lusinga gli uomini con l’esca dell’interesse personale e con ciò realizza la propria opera”.

Per un comunista tenere presenti questi limiti è importante, perché ancora con questa metodologia di analisi egli dovrà interpretare il fallimento del socialismo reale novecentesco, nella sua versione autoritaria ed in quella socialdemocratica. E tuttavia il comunista deve elaborare un progetto sia individualmente, sia insieme agli altri, pur sapendo che l’astuzia della ragione lo porterà magari da un’altra parte. Alla risultante impersonale degli interessi e delle passioni, bisogna cercare di sostituire la sintesi intersoggettiva delle  ragioni e delle passioni.

Ribadire la necessità del limite soggettivo è importante, per non cadere di nuovo nel socialismo utopistico. Ma non si può rimanere nell’abbandono nudo e crudo di questa soggettività, ma cercare di costituire nuovi livelli di soggettività, in armonia con il retaggio lasciatoci da Kant in “Cos’è l’Illuminismo” e da Marx nella prima pagina de “Il Manifestoo del paragone tra l'ape e l'architetto

 

Pubblicato il 30/11/2010 alle 10.56 nella rubrica Comunismo.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web