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Giovanni Mazzetti : non sempre si pensa ciĆ² che si fa (il comunismo come prassi)

L’instaurarsi del comunismo si presenta come un processo di modificazione del contesto sociale attraverso il quale gli uomini acquisiscono una capacità di agire in una forma nella quale il fare è sempre più posto come un’espressione coerente del loro volere o del loro sapere riflessi. Il che non significa che esso produca proprio i risultati da essi auspicati, ragion per cui essi debbono di volta in volta farsi guidare da quei risultati, per modificare continuamente la loro azione e i loro stessi scopi.

E’ proprio nei termini indicati che Marx definisce nell’Ideologia tedesca, l’agire comunista del cui bisogno si fa portatore. Esso “si distingue da tutti i movimenti sinora esistiti in quanto rovescia la base di tutti i rapporti di produzione e le forme di relazione sinora esistite e per la prima volta tratta coscientemente tutti i presupposti della vita cresciuti naturalmente come creazione degli uomini sinora esistiti, li spoglia del loro carattere naturale e li assoggetta al potere degli individui uniti

 

 

L e forme della coscienza attraverso le quali gli uomini si rappresentavano ciò che stavano facendo non sempre sono state coerenti con ciò che essi realmente facevano. E’ cioè ricorrentemente accaduto che una forma di coscienza che era stata prodotta per conquistare un rapporto adeguato alle circostanze che si erano nel frattempo instaurate, tendeva poi a cristallizzarsi. Questa cristallizzazione impediva agli uomini di compiere quei passi che sarebbero stati corrispondenti ai nuovi problemi che stavano nel frattempo emergendo e che costituivano una manifestazione del loro sviluppo

 

 

Pubblicato il 1/12/2010 alle 11.59 nella rubrica Comunismo.

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