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Mazzetti : la soggettivitĂ  positiva

Se il punto di partenza delle vicende umane fosse stato una sorta di Robinson Crusoe, teso ad entrare strumentalmente in rapporto con altri esseri umani a fini economici o politici, è evidente  che tutte le capacità che, come specie, gli esseri umani hanno acquisito, si sarebbero linearmente accumulate per somma nel corso del processo di integrazione sociale. La storia non sarebbe l’atto di origine dell’uomo, bensì lo svolgersi di un processo caratterizzato sin dall’inizio dal potere di una piena soggettività. Il problema di come consentire agli individui di divenire individui completi con il quale Marx identifica il procedere verso il comunismo, risulterebbe così essere un falso problema. Se invece la separazione degli individui si presenta essa stessa come un momento dello sviluppo, che si realizza attraverso la negazione ed il superamento di preesistenti legami, nell’ambito dei quali erano state già prodotte non poche capacità, tutto diventa più problematico.

 

Occorre infatti verificare se il modo attraverso il quale gli individui autonomi sono diventati tali non lasci sussistere elementi contraddittori nella forma della loro stessa vita sociale, e se la soggettività da essi conquistata abbia conseguentemente raggiunto una forma matura e corrispondente a ciò che astrattamente si intende con il termine umanità.

Vale a dire che si deve decidere se la definizione dell’umanità dell’uomo debba limitata ad essere svolta in termini puramente negativi o in termini positivi, come misura del grado di costituzione di un mondo realmente opposto a quello puramente animale.

 

 

Pubblicato il 31/12/2010 alle 11.58 nella rubrica Comunismo.

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