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Frege : concetto e sviluppo storico

Al Lange che pensava che un concetto ancora capace di svilupparsi abbia in sé delle contraddizioni interne, dal momento che se ne fosse immune non rimarrebbe alcun motivo per un suo ulteriore sviluppo, Frege dice che una contraddizione insita in un concetto non costituisce affatto un motivo per il suo sviluppo : il concetto disuguale da se stesso contiene una contraddizione e ciò malgrado non muta, ma rimane quello che è. Esso è un concetto logico la cui delimitazione è precisa e può essere usato per la definizione del numero 0.

Per il concetto logico rigorosamente inteso non esiste alcuno sviluppo ed alcuna storia. Dunque non si può essere d’accordo con Lange nel ritenere che si debba poter parlare di una evoluzione storica del concetto. Per Frege infatti è molto più appropriato parlare della storia dei tentativi di comprendere un concetto. Infatti il concetto è qualcosa di oggettivo, che non viene costruito per opera nostra. Esso è qualcosa che si può soltanto cercare di afferrare e che, dopo vari tentativi, si spera infine di riuscire davvero a comprendere.

Anche nel caso del movimento non sono le contraddizioni insite nel suo concetto quelle che ci spingono a trasformarlo. Certamente si rivelano in esso contraddizioni, ma non perché nella definizione del movimento risultino riunite caratteristiche che si contraddicono a vicenda bensì perchè si è considerato come concetto qualcosa che, a rigore logico, non lo è, mancando di una precisa delimitazione.

Si è cercato, dice Frege, una linea di demarcazione e si è compreso, a causa delle contraddizioni che ne dovevano, che i confini supposti erano incerti e confusi e non erano quindi quelli cercati.

Frege  dice che furono certamente le contraddizioni a spingere innanzi lo spirito della ricerca. Ma non furono contraddizioni insite nel concetto, poiché queste portano sempre con sé una delimitazione precisa. Si sa invero che nulla cade sotto un concetto contraddittorio, e non è neanche possibile dubitare, appena riconosciuta la sua contraddizione, che qualcosa cada o no sotto di esso. Ciò che ci spinge innanzi sarebbe il percepire che vi sia una delimitazione confusa. Così, anche nel caso del movimento, tutti gli sforzi furono diretti a cercare una delimitazione precisa risultarono vani, perché non esiste alcuna linea di demarcazione laddove la si cercava. Quindi se ne è scoperta un’altra, non tra moto e quiete, ma tra moto inerziale e quiete inerziale.

 

 

Qui Frege critica indirettamente la tradizione hegeliana e tratta di un tema molto interessante, sia pure in maniera confusa ed approssimata. In primo luogo non sembra essere necessariamente vero che un concetto per articolarsi storicamente abbia bisogno di una articolazione interna. Ci possono essere casi in cui all’interno di un concetto si precisino ulteriormente dei dettagli oppure si aggiungano delle note caratteristiche. In tal caso la contraddizione sembrerebbe non avere alcun ruolo. In secondo luogo Frege interpreta come definitezza il fatto che un concetto debba essere necessariamente vuoto quando invece il fatto che nessun oggetto possa cadere sotto di esso è più probabilmente la conseguenza della sua insensatezza. Va inoltre approfondita la questione di quale sia la relazione tra il concetto diseguale da se stesso ed il numero 0. Sembrerebbe che il concetto sia più una delle rappresentazioni del numero 0, ma Frege stranamente (almeno in questa sede) non evidenzia il carattere specificamente strategico di questa operazione.

Né si capisce perché l’esigenza di meglio definire i contorni di un concetto sia collegabile con il sorgere di contraddizioni : un concetto sfumato (categoria oggi abitualmente usata, a dispetto delle convinzioni di Frege) può far sorgere questioni sulle proprietà da attribuire ma non genera sovrapposizioni di proprietà tra loro contraddittorie.

Infine è vero che un concetto contraddittorio può rimanere ben delimitato e dunque non trasformarsi in un altro concetto, ma sarebbe interessante comprendere se la contraddizione interna ad un concetto possa giustificare il passaggio da un concetto ad un altro. Inoltre, se questo succede, sarebbe interessante spiegare il perché di questa relazione tra contraddizione e passaggio tra concetti. Se un concetto non si sviluppa, tuttavia esiste uno sviluppo della nozione che noi abbiamo dei concetti e delle relazioni esistenti tra loro, ma Frege non ci aiuta nell’individuare il tipo di rapporto esistente tra il livello dei concetti, oggettivo ed immutabile, e quello della nostra conoscenza di essi, che si evolve storicamente al pari di qualsiasi intrapresa conoscitiva.

Si può pensare che l’ambito della riflessione di Frege sia solo relativo alla logica, ma è pur sempre possibile che le condizioni di possibilità dell’evoluzione storica del sapere siano in qualche maniera situate al livello delle proprietà oggettive ed atemporali dei concetti. Potrebbe questo essere un orizzonte di una riflessione più propriamente metafisica che parta dallo studio della logica.

 

 

Pubblicato il 3/2/2011 alle 11.16 nella rubrica Epistemologia.

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