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Dove sbologniamo Sergio Bologna ?

La deriva post-operaista di Sergio Bologna segna una nuova tappa e prepara nuove ed inquietanti svolte. A leggere l’articolo sul maglioncino di cashmere non si capisce nemmeno dove vuole andare a parare, se non alla polemica gratuita con la Fiom. Dunque è da lì che bisogna partire per capire cosa voglia.

Lottare contro il fantasma del working poor ? Benissimo. Ma questo non vuol dire arruffianarsi i giovani disoccupati intellettuali, in quanto gli interessi di questi ultimi non sono sganciati da quelli dei vecchi operai che rischiano di trovarsi fuori dalle fabbriche.

 

 

I cosiddetti pochi operai rimasti hanno coraggiosamente dimostrato con il loro voto di rifiutare la logica del working poor ed hanno ridato coraggio a tutti quanti gli altri, anche ai giovani disoccupati intellettuali. Pompare gli uni per trascurare gli altri è, come già detto, una operazione pericolosa che porterà il post-operaismo a declinare con termini in odore di cultura le stesse cazzate che, per ragioni ben più corpose, ci propinano Cisl e Uil.

Bologna vuole difendere il lavoro autonomo di seconda generazione senza trarre le conseguenze in maniera definitiva da quello di cui egli stesso è consapevole, e cioè che questi lavoratori sono ugualmente lavoratori precari che ambiscono semplicemente ad essere padroncini un po’ ingrassati. Mettiamoli di fronte alla realtà e poniamo fine a questa confusione, prima che essa si impadronisca anche di noi. Come testimonia purtroppo, involontariamente, Sergio Bologna.

 

 

 

 

Pubblicato il 9/2/2011 alle 11.18 nella rubrica Comunismo.

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